Nella bella cornice dell’arena teatro di Tor Bella Monaca, il 19 settembre scorso, è andato in scena ‘I sonetti della pastasciutta’, un reading teatrale declamato da Massimo Popolizio, capace di intrecciare ironia, memoria e tradizione popolare dei sonetti del grande attore, regista e sceneggiatore romano Aldo Fabrizi, figura fondamentale del cinema e dello spettacolo italiano del Novecento. Versi tratti dalla raccolta “Pastasciutta”, ancorati alla più salda tradizione popolare del dialetto romanesco
Una dichiarazione d’amore alla regina di tutti i piatti, resa ancora più coinvolgente dalle musiche eseguite dal vivo al violoncello dalla brava Giovanna Famulari.

Il mattatore Popolizio esordisce raccontando le passioni di Fabrizi, tra cui la cucina, e gli aneddoti legati alla sua brillante carriera.
Poi si immerge in una lettura che lascia il pubblico incantato da un’interpretazione che di colpo ci rimanda ai tempi più antichi, quando mangiare in piedi o di corsa, viste le difficoltà per mettere insieme il pranzo con la cena, era considerato un peccato mortale.
Così come buttare gli avanzi: “Perché la pasta – per Fabrizi – è un’opera di ingegno e fantasia“.
I sonetti della pastasciutta: ieri e di oggi
La raccolta poetica, composta nel 1971, ci parla molto dell’Italia di allora, uscita dalla seconda guerra mondiale e spesso in contrasto con l’ottimismo del Boom economico e della cinematografia, restituendoci, paradossalmente, un’immagine dell’Italia e della Roma dell’epoca più solidale e rassicurante rispetto quella di oggi.
Lo scopo del Piccolo Festival di drammaturgia contemporanea, promosso da Roma capitale e realizzato dalla Compagia Orsini, che prende avvio proprio da questa godibilissima lettura dei versi sulla “Pastasciutta” e che proseguirà fino all’undici ottobre, è proprio quello di costruire ponti: “Legami non solo tra teatro di tradizione e ricerca, ma anche tra i diversi pubblici della città : quelli del centro storico e delle borgate“.
L’arte di arrangiarsi in cucina
Non si poteva quindi scegliere attore migliore di Popolizio per far rivivere l’intimità e la magnificenza della Roma dei tempi andati e delle ricette che prevedevano l’arte di arrangiarsi con quel che c’era nel frigo, ovvero poco e niente.
Ma dalla fantasia di chi cucinava uscivano comunque piatti di rara bontà e bellezza e di tutto ciò parla il sonetto “Spaghetti alla poverella”.
“Ieri dar friggidere, c’ho svotato/ pe’ daje ‘na sbrinata/ c’è sortito un pezzo de guanciale rancichito,/ ’na crosta de formaggio smozzicato,/ ’na ciotola de strutto congelato,/ du’ fette de presciutto inseccolito,/ un ciuffo de basilico appassito,/ e un pommidoro mezzo magagnato. Voi buttavate tutto alla monnezza,/ ma io che ò combattuto cor bisogno/ ciò fatto er sugo de la fanciullezza./ Un sugo cor sapore rancichetto,/ che m’ha portato indietro come un sogno/ ar tempo bello ch’ ero poveretto.”
Dopo lo spettacolo non poteva mancare una bella amatriciana offerta dagli organizzatori a tutto il cast e anche agli spettatori.
Anna Merola
I sonetti della pastasciutta
nell’ambito del Piccolo Festival di drammaturgia contemporanea
Organizzazione Compagnia Orsini
Teatro Tor Bella Monaca
19 settembre
di Aldo Fabrizi
con Massimo Popolizio
Musiche eseguite dal vivo da Giovanna Famulari al violoncello
