L’Editoriale

di Annalisa Civitelli

È cambiato qualche cosa a distanza di 20 anni?

Nei giorni scorsi su tutti gli schermi dei nostri televisori le tragiche immagini del crollo delle Torri Gemelle, a causa dell’attentato terroristico di venti anni fa (2001), sono state di nuovo protagoniste. L’11 settembre cade appunto l’anniversario di questo enorme disastro: una data che rimane e rimarrà storica, al contempo triste e da ricordare.

Chi non rammenta dove fosse al momento dell’accaduto non gode di certo di una buona memoria. Il terrificante avvenimento ha incollato milioni di telespettatori davanti le proprie TV a domandarsi se ciò che stava succedendo fosse realtà o finzione.

Da quel momento in poi l’iter dei viaggi è cambiato in modo radicale come la nostra costante paura del terrorismo, che oggi si riaffaccia nella nostra società con le altrettante domande che nascono spontanee: cosa è cambiato dal 2001 ad oggi? 

I Talebani sono ricicciati o per meglio dire, dopo che l’esercito americano ha lasciato il territorio afghano, hanno ripreso il controllo della città di Kabul formando addirittura un Governo composto da terroristi – volti noti – e ricercati internazionali.

Nessuna donna è inclusa nella rosa dei ministri, persone certamente non oneste e pericolose. Si ritorna indietro, quindi. Le donne non possono più fare sport, poiché tale attività costringe loro a mostrare il corpo. Del resto devono solo pensare a fare figli. Loro. Le donne che, inoltre, devono essere separate dagli uomini all’interno delle aule scolastiche/universitarie e indossare una tunica (abaya) e un velo (niqab) con un’apertura sul volto che permette loro di vedere all’esterno.

Le si priva di nuovo della libertà e dei diritti conquistati in questi ultimi anni. Le donne, infatti, sono sotto scacco: hanno paura e si teme per le bambine che frequentano le scuole al fine di eliminare la questione delle spose bambine. Ricordiamo che alcune ragazze sono state segregate in ambienti specifici come destinate ad aree riservate all’interno dei campus. E le nuove generazioni non tollerano questa reclusione e queste differenze sociali.

Insomma, ora ci si trova di fronte e a confronto con la dittatura e l’arretratezza dei tempi, che vanno a cozzare con la modernità sempre frenetica, bisognosa di innovazione. Di fatto, per le strade di Kabul si propagano tante manifestazioni per la lotta ai diritti. La preoccupazione mondiale è dunque percettibile. Non resta che stare a guardare e magari intervenire in modo tattico per debellare il passato e dare adito a un mondo più pacifico e meno intollerante.

La necessità impellente è un serio intervento da parte dell’ONU che vada incontro ai diritti delle donne, di cui si sente parlare troppo spesso, per difenderle in maniera concreta. Ma qual è la soluzione? Purtroppo la questione è molto ampia: bisognerebbe risolverla velocemente e unirsi a livello mondiale.

Perché tale problematica non è solo afghana. Anche da noi in Italia si insiste sulla parità e sui diritti – tuttora molto lenti da conquistare –, in forte contrapposizione con la violenza sulle donne per mano degli uomini, di cui non si vede ancora una fine.