L’Editoriale

di Annalisa Civitelli

Bellezza e infamità

Mentre a Napoli si chiude l’Universiade o Olimpiade Universitaria (dal 3 al 14 Luglio), alla sua 30esima edizione e fortemente voluta sul territorio, quasi un riscatto per la città partenopea, Jovanotti proprio ieri a Castel Volturno ha dato vita al suo Beach Party. Una festa che ha coinvolto più di 45mila fan che, in armonia, hanno goduto di un concerto grandioso e un progetto ambizioso, andando incontro all’invito del cantautore rivolto al rispetto dell’ambiente.

Quando però la bellezza e l’accoglienza creano forme di condivisione ma soprattutto forme vitali e pacifiche di convivenza, dall’altra parte accade sempre qualche misfatto. Infatti, un altro femminicidio accade a Savona e a uccidere due ragazzini, Alessio e Simone, è un Suv potente guidato dal figlio di un boss di Vittoria (Sicilia).

Ciò che sconcerta è che ormai le scuse/perdono sono all’ordine del giorno: tutti si scusano e nessuno punisce seriamente. Per quanto tempo quindi l’omicida della strada verrà punito e resterà in carcere? Possibile che qui sembri tutto paradossale, quasi come vivere nel film “Un giorno di ordinaria follia” in cui tutto pare permesso senza il consenso dell’altro?

Inoltre, l’assassino di Deborah, suo ex marito è in fuga. Uscito dal carcere un anno fa si è ripresentato di fronte alla donna sparandole. Insomma, tutti casi che restano irrisolti e impuniti come le nostre distrazioni alla guida e non solo.

Ci chiediamo dunque quando sarà possibile vivere in un mondo senza corse, senza frenesia alcuna e con il pensiero e l’attenzione rivolta all’altro/a. Siamo immersi sempre più in un miscuglio di dimenticanze che non ci permettono più di guardare a noi stessi quando, invece, è necessario oltrepassare quel confine dedicandoci tempo e osservandoci meglio.

A parte questa parentesi che tocca la nostra intimità, vogliamo concludere con un pensiero dedicato alla cultura: il fondi del Fus di quest’anno inficiano sui tagli dei contributi statali al teatro. Questo lo riteniamo un oltraggio agli addetti del mestiere e a chi si dedica ardentemente a questo mondo. Quando in Francia gli investimenti per la cultura in generale superano l’1 per cento del PIL in Italia non si supera lo 0,2 per cento.

Altro da aggiungere? Perché la cultura in sé non viene considerata e valorizzata come fuori dai nostri confini? Perché non riusciamo ad andare di pari passo e a educare le persone al teatro e a ciò che riguarda l’intero settore spettacolo?

Annalisa Civitelli