L’Editoriale

di Annalisa Civitelli

La svolta italiana

Liliana Segre parla al Parlamento Europeo, la Gran Bretagna lascia l’Unione Europea, il corona virus è stato “isolato” allo Spallanzani di Roma da tre donne ricercatrici affiancate da due colleghi, la violenza sulle donne dilaga. In una sola settimana ci sono state sei vittime.

Insomma, mentre la Senatrice a vita si domanda perché l’antisemitismo e il razzismo abbiano ancora voce nella nostra società (sentimenti che ci sono sempre stati ma il momento politico non era adatto a farli risalire a galla) e la violenza persevera – a detta del Presidente Conte è una vera emergenza, si intende infatti rendere il “codice rosso” più efficace come lavorare nelle scuole per avviare un’educazione a misura per diffondere la cultura del rispetto – un fatto positivo fa della Penisola un’eccellenza.

Dunque, siamo un paese all’avanguardia? Quindi, per quanto riguarda la ricerca ci possiamo vantare? Perché si sente ancora parlare di cervelli in fuga e di giovani precari? Quando saranno allora stabilizzati, questi ultimi, e potranno godere di un lavoro dignitoso? Quanto ancora dobbiamo aspettare affinché la situazione lavorativa cambi qui in Italia, in tutti i settori dell’indotto?

Ma, ora ci interessa comprendere cosa significa esattamente “isolare il virus”.

Questa è una notizia che dà rilevanza al nostro paese nel mondo: ci permette di studiare il virus perché ora è “solo” ossia “separato dalle altre cellule precedentemente infette”. In gergo propriamente tecnico si può dire che esso “lo si ha fisicamente in mano” e, inteso come “oggetto”, lo si può studiare per testare eventuali vaccini e/o sequenziarne il materiale genetico.

E per mano di chi l’esperimento ha avuto vita? Il merito è di tre donne: Concetta Castilletti, Francesca Colavita e la direttrice del laboratorio di Virologia dell’Inmi Spallanzani, Maria Capobianchi.

Premessa: noi non siamo esperti di biologia ma siamo riusciti a comprendere l’impresa italiana, nonostante la forte mancanza di chiarezza da parte della stampa. Forse la nostra informazione dovrebbe modificare i suoi meccanismi: saper dare le notizie in modo semplice e approfondito, sarebbe il miglior modo per far sí che anche i più ignari, possano capire di che si parla.

Sottolineiamo, inoltre, anche che sarebbe anche un modo per evitare psicosi collettive, perché le persone si spaventano se non capiscono bene di cosa si tratti.

In questo caso settorializzare serve: i giornalisti che si occupano di scienza sicuramente sarebbero all’altezza di altri, assicurando ai lettori articoli puntuali.

Al di là delle polemiche siamo orgogliosi degli sviluppi della ricerca nostrana e dei suoi ricercatori/ricercatrici che lavorano 24 ore su 24 per il benessere di tutti, soprattutto in un momento di emergenza come questo.

Zingaretti, a tal proposito, assicura la stabilizzazione dei contratti, come lo stanziamento dei fondi volti alla ricerca che ci sembrano di estrema importanza.

Noi attendiamo fiduciosi!

  Annalisa Civitelli