L’Editoriale

di Annalisa Civitelli

La libertà di leggere

In Italia si legge sempre meno e male quando, al contrario, in Francia, in Germania e in America il libro è considerato un oggetto essenziale. La speranza però qui ce la rimanda il MIBACT che, all’interno di “Più libri più liberi”, a Roma alla Nuvola dell’Eur dal 4 all’8 dicembre, ha messo a disposizione dei giovani studenti un buono da 10€ per avvicinarli alla lettura.

In effetti, quest’anno, la fiera organizzata dall’Associazione Italiana editori (AIE), al suo diciottesimo anno, vanta un’affluenza che supera le 100mila presenze. Anche i gruppi di scolaresche – dai più piccoli ai più grandi – aumentano come aumentano ospiti e proposte editoriali innovative dedicate al mondo dell’infanzia e dei ragazzi, e non solo.

Sebbene la vendita dei libri sia in crescita emerge un dato sconcertante: si legge poco ma soprattutto non si comprende ciò che si legge; si stima invece che il 24,8% dei lettori ha elevate competenze circa la comprensione dei testi. Secondo lo studio dell’AIE, poi, emerge che un libro all’anno non è sufficiente ad accrescere la cultura di casa nostra: basti pensare che il 45% legge un libro ogni quattro mesi.

È davvero una media bassa rispetto quella degli altri paesi europei ma si deve tener conto anche della qualità del tempo dedicata alla nobile attività. Preoccupa inoltre sapere che laureati, imprenditori e dirigenti di azienda non approfondiscono le materie di loro interesse, in pratica non leggono né per lavoro né per piacere. Ma come si diffonde tale processo?

Il quadro di certo non idilliaco inficia l’istruzione della popolazione intera e la sua incapacità di capire l’evoluzione della società e i fenomeni ad essa correlati, come l’essere collocati in ambienti lavorativi. Di conseguenza diventa difficile fare collegamenti tra le fonti provenienti dai diversi ambiti dell’informazione. Fanno da cornice i pochi investimenti riservati alla scuola, alla formazione professionale e agli ambienti destinati alla cultura in generale quali biblioteche e librerie. Se poi queste continuano a chiudere oppure a essere incendiate e attaccate allora il problema si fa ampio e decadente.

Probabilmente è una pecca che nasce dalle scuole o addirittura in famiglia, dove alcuni genitori non sono avvezzi alla lettura e pertanto non stimolano i figli a tale arte. È altresì vero che, rispetto alla contemporaneità, tempo fa vi era un altro modo di apprendere le materie che si studiavano. Ora si è più distratti: cellulari e internet non giovano come la fretta e l’avere tutto e subito.

Viene dunque da chiedersi: che valore ha la lettura tutt’oggi? Ha davvero un senso? 

Noi crediamo di si. Se leggere equivale a uno sviluppo sociale ed economico di un paese, necessario per la sua crescita, è altrettanto vero che “esiste un valore economico della lettura”. Bisognerebbe partire dal sistema scolastico e dagli ambienti a esso connessi: i bambini come gli adulti potranno così evolvere al fine di una crescita consapevole, che sappia tuttavia adattarsi a questa società liquida e sempre più rapida.

Consideriamo inoltre che quest’ultima di certo non si ferma di fronte alle riflessioni e alla concentrazione: continuiamo ad essere più distanti e, per esempio, siamo votati alle rinunce e a volte anche l’acquisto di un libro pesa. Leggere comunque aiuta a fantasticare: un testo può essere considerato un film a occhi aperti; tra narrativa, saggistica, storia e poesia, evasione e realtà coabitano e donano l’opportunità di formarsi mediante un linguaggio ricercato, arricchendo il proprio vocabolario. Di più di quanto non facciano i semplici sms, i vocali e i brevi scritti che depauperano le parole determinandone altre magari prive di senso.

Annalisa Civitelli