L’Editoriale

di Annalisa Civitelli

Il Papa: curare la propria interiorità

Il simbolo di questi giorni è proprio lui: Francesco. Lui, che già si è distinto dai suoi predecessori scegliendo questo nome, in udienza al liceo Visconti di Roma, si rivolge ai giovani esortandoli a liberarsi dalla dipendenza del cellulare, definendolo “una droga”.

Seppure sia un valido aiuto e uno strumento in continua evoluzione, ovviamente, il messaggio è stato un invito a curare la propria intimità e ascoltare la propria coscienza, nel silenzio. Secondo Papa Francesco il mezzo tecnologico riduce “la comunicazione in semplici contatti”, asserendo che “[…] la vita è comunicare non semplici contatti”.  

Come dargli torto? La nostra appendice però è anche causa oltre che di subordinazione anche di “prove di suicidio”, qualora lo strumento venga sequestrato da un insegnante in gita a Venezia con la sua classe. Ci sarebbe da parlarne per giorni e giorni ma sappiamo che in ogni caso l’aggregazione tramite cellulare è divenuta linguaggio comune.

Papa Francesco suggerisce inoltre a seguire la propria indole e a non aver paura delle diversità. Un altro pensiero sfiora l’argomento bullismo: “è un seme di guerra, combattetelo”. Insomma, un Papa che desidera la pace, in tutti i settori della vita.

La pericolosità dei cellulari è invocata anche dal pedagogista Daniele Novara (Convegno di Piacenza scorso) con l’intento che bisognerebbe conoscerne i rischi: le regole per l’uso devono essere indette dai genitori, soprattutto per quando cominciare ad usarli – non prima dei 13 anni – e spegnerli molto prima di dormire.

Di questo tipo di dipendenza e dei danni che reca ne parleremo in altra sede. Ci vogliamo invece soffermare su un altro atto del Papa il quale, dopo il suo rituale nella casa santa Marta lo scorso 10 aprile, ha invitato le autorità civili ed ecclesiastiche del Sud Sudan alla Pace. Si è infine inchinato ai loro piedi, baciandoli.

Francesco ha così espresso il suo pensiero: “La pace è possibile. Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile! Ma questo grande dono di Dio è allo stesso tempo anche un forte impegno degli uomini responsabili verso il popolo”.

Un atto rivoluzionario? Da vero francescano? Non possiamo dirlo con certezza ma sicuramente è un gesto che ha catturato la nostra attenzione, con la speranza che scuota le alte cariche del Sud Sudan per porre fine alle angherie interne del paese.

Annalisa Civitelli