Al teatro Gerolamo di Milano, per sole due serate è andata in scena un po’ di romanità. Roberta Lidia De Stefano, con ‘Zazà con la banda in testa’ ha omaggiato la Ferri con garbo e raffinatezza, senza tradirne né l’anima né l’essenza
“Sei libera finalmente“: con le parole che le dedica l’amica Alda Merini, il vestito dello stornello e l’anima blues, Roberta Lidia De Stefano omaggia Gabriella Ferri, facendo diversi passi oltre — e dentro, e insieme — una figura che le sarebbe stato facile evocare con i tratti e una voce potente e densa.

Quello che ha costruito — insieme a Gabriele Scotti — e testato con il pubblico per la prima volta al Teatro Gerolamo milanese, è invece un gesto artistico che probabilmente piace (ancora) di più a chi abbia — come Ferri — la vocazione dell’artista.
Farne un ponte, uno strumento, una maschera per proteggere molti volti: quante le fasi di una vita che ha visto variare i luoghi — da Kinshasa al Sudamerica — e molte temperature emotive. E, al tempo stesso, molte maschere per proteggere lo stesso volto, che si è regalato a un mondo travestito.
Zazà con la banda in testa: i personaggi che abitano la scena
Allo stesso modo, De Stefano sceglie di portare sulla scena non (solo) lei, ma tutti i personaggi da cui si è lasciata abitare. Così, è attraverso Zazà che intravediamo — o vediamo accompagnata — la figlia di un ambulante e di una sarta, custode di una tradizione costruita e immaginata per farsi tale.
Attraverso Nanni il milanese e un ballo sotto le luci, osserviamo per la prima volta “la romanina del Derby Club“, approdata a Milano in cerca di fortuna. Con Ciccio Formaggio, restituito con una scelta scenica estremamente suggestiva — giocata sulle ombre dietro un tulle — viviamo le illusioni e le ferite dei “tanti sordidi amori / non ricambiati o forse / rifiutati per sempre“, come scrisse Merini.
Titina, Remedios: le voci del dolore
La francese Titina è la voce più intima del dolore e della bottiglia. Dalla morte — una compagna, evocata sul confine della fama con un tratto di rossetto rosso, sfiorata e ricercata — e dalla depressione, che la trasforma in un Cristo umanissimo, la protegge l’argentina Remedios, che “canta speranza e consolazione“: la Linda niñita a cui la stessa Gabriella Ferri ha dato vita — diversamente da quanto sovente si creda — immaginandola seduta sulle sponde del mare su cui il lavoro si apre.
Una mappa di immagini
In ‘Zazà con la banda in testa’ si traccia un’elegante mappa di immagini, di forme sceniche e di lingue, da cui setacciare i tratti personali suggestivi: da riconoscere per chi non si è mai dimenticato di Ferri, ma soprattutto — e prima ancora — un ritratto schietto e commovente di ognuna di quelle artiste modellate dalle ferite e dal talento.
Tutte coloro che sono costrette ad aspettare per anni il Godot di uno sguardo, di una chiamata: del mondo, così abile a dimenticarle in vita e, tutt’al più, a omaggiarle — mai abbastanza — da morte.
La voce e la scena
Roberta Lidia De Stefano le canta con una voce potente e incantatrice, calda e graffiata all’occorrenza, danzando con scioltezza — in una lunga gonna e sui tacchi rossi — in tutte le forme della canzone popolare che Ferri ha reso iconiche: muovendo dalla Roma verace con cui la si identifica — lei figlia di Testaccio — a Napoli, fino al mondo.
Il testo, scritto con Gabriele Scotti, sfuma in modo evocativo i confini della narrazione e della biografia, consentendosi la stimolante sfida di giocare anche con le lingue — lo spagnolo, il francese — senza bisogno di traduzione, per comporre un quadro fatto di colori e di immagini, da ricomporre anche a posteriori nel tempo di un pensiero: molto più lungo di una canzone, ma sedimentato come solo la grande musica consente di fare.
Un’elegante riunione di fantasmi che danzano, cantano e suonano, e forse — oltre a una banda — compongono parti di quello che siamo, soprattutto fra le donne, in molte.
Uno spettacolo raffinato
‘Zazà con la banda in testa’ è raffinato e sagace, in cui Roberta Lidia De Stefano dà un ammaliante saggio delle sue multiformi abilità d’attrice e di cantante.
Lo fa in un lavoro già solido e sorprendente nel suo non essere lineare — per cui non ci si può che augurare un lungo viaggio — duettando con figure fatte di pochi tratti di metallo o di tessuto, tutte però trattenute da un peso che tira verso il basso quello che (anche scenicamente) sarebbe teso verso l’alto.
Un altro dei molti simboli che restituisce in modo originale e antiretorico una donna che si è sentita spesso fuori dal tempo: e forse proprio per questo è, ancora, una via per andare oltre e più a fondo.
Chiara Palumbo
Foto: Serena Serrani
Teatro Gerolamo | Milano
Zazà con la banda in testa
28 e 29 marzo
Drammaturgia Roberta Lidia De Stefano e Gabriele Scotti
Disegno sonoro Marcello Gori
Video e luci Serena Serrani
Scena Maria Spazzi
Costumi Rossana Gea Cavallo
Mise en espace Roberta Lidia De Stefano
Pproduzione Roberta Lidia De Stefano – RO.SE indipendenti – Le Brugole
con il sostegno della MAB – maison des artistes de Bard e del Teatro Gerolamo
