Dal 6 al 29 marzo al teatro Arcobaleno di Roma è in scena ‘Truculentus’ di Tito Maccio Plauto, uno dei più prolifici e importanti autori del teatro classico, la cui commedia arrivata a noi, purtroppo, in modo frammentario, è stata riveduta, adattata e diretta con maestria da Vincenzo Zingaro
Domina il palco la meretrice Frenesia, interpretata dalla brava Annalena Lombardi che, almeno fino a un certo punto, manovra con le sue grazie il destino e le voglie di tutti gli uomini, sempre pronti, prima di farle visita, a confessarsi dall’oste Truculentus, proprietario della locanda omonima, di cui Rocco Militano veste i panni.

Completano il cast Piero Sarpa, il quale veste i panni del giovane Capatosta, ostinato a voler sposare l’affascinante prostituta Frenesia, capae di provocare negli uomini una strana frenesia — nomen omen, due nomi, due destini. Capatosta, tuttavia, dovrà fare i conti con le mire e i progetti della maitresse Anastasia, impersonata da Laura De Angelis, e le ambizioni di un goffo e sciocco generale fascista, interpretato da Giovanni Ribò.
La trama, dunque, si intreccia anche con le vicende del Podestà, a cui Maurizio Casté dà corpo, Favino, portato in scena da Fabrizio Passerini, infine, Guercio, incarnato da Paolo Oppedisano.
Truculentus: un divertente affresco di una provincia del sud Italia
La storia è ambientata nella Sicilia degli anni Trenta, epoca in cui l’Italia fascista era impegnata nell’espansione coloniale in Africa, e viveva profonde contraddizioni, intuibili dai dialoghi degli attori, nella maggior parte dei casi in dialetto siciliano.
Personaggi che entrano ed escono dalla fessura di un fondale su cui è riprodotto il prologo della commedia plautina. La piacevole atmosfera è resa ancora più frizzante dalle musiche di Giovanni Zappalorto e dai vivaci costumi d’epoca di Emiliana Di Rubbo.
Ciò che ne viene fuori è un divertente affresco di una provincia del sud Italia in cui sono individuabili tutti i caratteri di ‘Truculentus’, dalla prostituta che ammalia tutti con la sua sensualità, al servo volgare, dal miles innamorato allo sciocco gerarca fascista, simbolo di un potere ottuso e ridicolo, ma pur sempre potere.
Uno spettacolo che strappa al pubblico un sorriso amaro, e qualche riflessione per la caratterizzazione di personaggi duri a morire e, quindi, individuabili nella società attuale.
Lo sberleffo al potere
In quest’ottica, l’abile e non facile riscrittura di Zingaro, ci fa scoprire un Plauto che, facendo lo sberleffo al potere, si mostra però disincantato di fronte alla possibilità di opporvisi, per cui tutti i personaggi risulteranno vinti dalle circostanze e dall’imminente seconda guerra mondiale.
A questo stato di cose fa riferimento il titolo, che non è associato alla figura dell’oste Truculentus, ma “si richiama, – afferma il regista Zingaro, a una condizione avvilente, in grado di mortificare la nostra esistenza, a cui è difficile ribellarsi”.
Un epilogo triste che fotografa una società caratterizzata da sfiducia, egoismo e da eventi, come la guerra, decisi con superficialità da pochi e subiti da molti.
Ancora una volta lo Stabile del Classico ha svolto appieno la sua non facile funzione, di recupero di opere dell’età antica che per ciò che dicono, e per come lo esprimono, ci sembrano sempre attuali e moderne.
Anna Merola
Teatro Arcobaleno
dal 6 al 29 marzo
6-7-8 | 13-14-15 | 20-21-22 | 27-28-29 marzo
Truculentus
di T. M. Plauto
Adattamento e regia Vincenzo Zingaro
con Annalena Lombardi, Piero Sarpa, Giovanni Ribò, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Laura De Angelis, Maurizio Castè e Paolo Oppedisano
Costumi Emiliana Di Rubbo
Disegno luci Giovanna Venzi
Musiche Giovanni Zappalorto
Scene Emilio Ortu Lieto e Vincenzo Zingaro
