Al teatro Basilica capitolino va in scena ‘Trash Test’ di Andrea Cosentino: un dialogo-esperimento tra uomo e intelligenza artificiale che trasforma la macchina in un attore e il teatro in un laboratorio metafisico. Tra ironia e provocazione, lo spettacolo interroga la creatività, smontando implicitamente l’illusione dell’AI come nuova divinità onnisciente e restituendo all’uomo il peso delle proprie proiezioni
Interrogare l’intelligenza artificiale oggi equivale, sempre più spesso, a interrogare una forma di divinità laica: le si chiede di sapere tutto, di rispondere a tutto, persino di creare.

In ‘Trash Test’, Andrea Cosentino porta questa tensione sul palco del teatro Basilica e la trasforma in un dispositivo teatrale radicale e ironico, in cui la macchina non è oggetto di racconto ma interlocutore diretto.
Ne nasce un dialogo che mette in crisi l’idea stessa di onniscienza e, soprattutto, costringe lo spettatore a interrogarsi su quanto di ciò che attribuiamo all’AI non sia, in realtà, una proiezione profondamente umana.
Trash Test: la macchina per mettere in scena l’illusione
Il dialogo tra Cosentino e l’AI si costruisce come un continuo test delle capacità creative della macchina, chiamata ad essere una spalla amichevole – il suo come è infatti quanto di più fidato ci sia, Peppì – , a produrre idee, testi e soluzioni.
Ma proprio in questo confronto emerge una distanza insanabile: mentre l’intelligenza artificiale opera esclusivamente sul piano linguistico e combinatorio, l’attore costruisce senso attraverso una pluralità di livelli che sfuggono al dispositivo – il gesto, il ritmo, l’intonazione, la gestione del tempo e dell’attesa.
Il teatro si afferma così come spazio dell’esperienza incarnata, un luogo in cui il senso non è prodotto, ma accade, e accade sempre in relazione a un corpo presente, vulnerabile, irripetibile.
La creatività come esperienza, non come simulazione
Il cuore teorico di ‘Trash Test’ non risiede tanto nel domandarsi se una macchina possa essere creativa, quanto nel mettere in crisi l’idea stessa di creatività come semplice generazione di contenuti.
L’intelligenza artificiale può simulare l’invenzione, riorganizzare materiali, riprodurre strutture riconoscibili; ciò che le resta precluso è l’esperienza, intesa come attraversamento del rischio, dell’errore, del vuoto e dell’imprevisto.
Sul palco del Basilica capita, per l’appunto, quello che sul piccolo schermo viene chiamato il bello della live. Il proiettore ritarda la sua partenza. “Un problema tecnico, ci scusiamo, fate finta sia finito il primo tempo”.
Conoscenza: la capacità di abitare il tempo
In una messa in scena ipotetica, scritta, diretta e realizzata da Chat GPT – che per simpatia continueremo a chiamare Peppì – tutto questo sarebbe stato impensabile. La rappresentazione sarebbe scivolata via liscia come l’olio, ma, non sarebbe scattata la risata, seguita da un applauso e la bellezza di quella percentuale tutta umana che ha bisogno dei suoi tempi.
In questo senso, il riferimento implicito a una teologia contemporanea – l’AI come nuovo Dio interrogato senza sosta – viene progressivamente svuotato. L’onniscienza attribuita alla macchina si rivela una costruzione simbolica, una proiezione del desiderio umano di delegare il senso a un’autorità esterna.
Ma il teatro, con la sua fragilità costitutiva, smaschera questa illusione: la conoscenza non risiede nella risposta esatta, bensì nella capacità di abitare il tempo, di ascoltare, di reagire a ciò che accade nello spazio condiviso con il pubblico.
Cosentino riafferma la specificità dell’umano. ‘Trash Test’ non oppone semplicemente l’uomo alla macchina, ma mostra come il senso nasca dall’incompiutezza, dalla presenza e dalla responsabilità dello sguardo.
In un’epoca ossessionata dall’intelligenza artificiale come oracolo, lo spettacolo ricorda che la creatività non è una funzione da ottimizzare, ma un’esperienza da attraversare – fatta di gesti, silenzi e rumori che nessun algoritmo può davvero comprendere.
Ilaria Ragni
Teatro Basilica
dal 29 gennaio al 1 febbraio
Trash Test
di e con Andrea Cosentino
Assistente alla regia e alla drammaturgia Andrea Milano
Consulenza artistica Margherita Masè
Coordinamento tecnico dell’allestimento Marco Serafino Cecchi
Assistente all’allestimento Giulia Giardi
Cura della produzione Camilla Borraccino e Francesca Bettalli
Direttore di scena Marco Mencacci
Light designer Massimo Galardini
Produzione Teatro Metastasio di Prato
