Al teatro Arcobaleno di Roma (Centro stabile del Classico) è andata in scena, dal 7 al 16 novembre, ‘Signorina Giulia’, la più nota e fortunata tragedia del drammaturgo August Strindberg, sapientemente diretta da Gianni Leonetti. La convincente Serena Cino veste i panni della protagonista che trascina il pubblico in un mondo che ha smarrito l’orientamento
Sul palco dell’Arcobaleno, ‘Signorina Giulia’ ha portato in scena il dramma – ancora attuale – che racconta l’interazione tra differenti classi sociali in una società svedese di fine ‘800. A completare il cast, al fianco di Serena Cino, il bravissimo Camillo Ciorciaro, che interpreta il servo Jean e la talentuosa Francesca Di Meglio, che incarna la coriacea serva Cristina, la più risolta dei tre personaggi.

Il dramma è ambientato nella cucina di una villa nobiliare della Svezia ottocentesca. La scenografia di Mauro Banella, scarna ed essenziale, che si riduce a un tavolo e quattro sedie, sembra prefiggersi il compito di non far distogliere l’attenzione dalla fisicità e dall’essenzialità dei corpi, travolti da istinti e pulsioni primordiali, ben rappresentati dai protagonisti, entrambi, a fasi alterne, sedotti e seduttori.
Il triste epilogo si intuisce già dalla prima scena: la signorina Giulia è distesa sul tavolo, in preda ad incubi e allucinazioni che si intervallano su un video. Poi, di colpo, la scena cambia e si fa decisamente meno inquietante.
Signorina Giulia: un’educazione non edificante
È la sera di San Giovanni e la contessina, euforica per i festeggiamenti di mezza estate, vuole divertirsi e ballare. Così tenta di attrarre il bel servo Jean, già legato alla serva Cristina.
Il giovane, che dapprima tenta di resisterle, di conseguenza si lascia travolgere da una passionalità che ingloba emozioni contrastanti: paura, emozione, voglia di riscatto sociale, sensualità e aggressività.
Ancora più complicata, dunque, appare l’anima nera della signorina Giulia, divisa tra il suo odio per gli uomini e la sua aspirazione a vivere fino in fondo la vita, nonostante le sue ferite mai sanate, che l’hanno fatta diventare la donna incompleta che è.
La protagonista è vittima dell’educazione della madre e del cattivo esempio del conte. Personaggio, quest’ultimo, che aleggia sulla scena, nella sua condizione di padre e padrone, che però non compare mai.
Un contesto sociale misero e iprocrita
Il perverso e desolante contesto sociale di una misera nobiltà fatta di ipocrisia, sopraffazione e infelicità, ha infine la meglio sulla complessa personalità della protagonista, la quale non regge il peso del turbinio di emozioni contrastanti e tossiche, specialmente della vergogna di aver perso l’onore.
Il naturalismo di Strindberg ben individua le contraddizione di un’aristocrazia che, nell’Ottocento, aveva già smesso da un pezzo di fornire il bell’esempio a una classe medio bassa, che tuttavia, voleva lo stesso imitarla, come accade all’ambizioso servo Jean.
Soprattutto per questa lucida descrizione di una società non molto dissimile dalla nostra, il dramma di ‘Signorina Giulia’, che si sforza di tenere fede ai suoi scopi culturali, ci appare attualissimo e davvero ben strutturato nella sua narrazione di un mondo che ha perso la bussola dei propri valori.
Anna Merola
Teatro Arcobaleno
dal 7 al 16 novembre
Signorina Giulia
di August Strindberg
Regia Gianni Leonetti
con Serena Cino, Camillo Ciorciaro e Francesca Di Meglio
Costumi Gdf Studio
Disegno Luci Giovanna Venzi
Musiche originali Marco Schiavoni
Scene Mauro Banella
Produzione Teatro Instabile Soc. Coop.
