Il sipario dell’Ariston si è alzato su questo Sanremo 2026 – seconda serata targato Carlo Conti e Laura Pausini, confermando un’edizione che preferisce la linearità asciutta della scaletta alla frenesia dei colpi di scena. Una serata da 59% di share che ha mescolato i pezzi dei veterani all’urgenza espressiva dei nuovi volti e scritto, con ogni probabilità, il momento più emozionante dell’intero festival con l’omaggio di Achille Lauro alle vittime della tragedia di Crans-Montana
Prima di entrare nel vivo della gara dei big, la scena è stata tutta per i giovani. Sotto la conduzione di Gianluca Gazzoli, le prime sfide hanno decretato i finalisti della categoria: Nicolò Filippucci (con la sua “Laguna”) e Angelica Bove (“Mattone”) hanno conquistato l’accesso alla finale di giovedì, superando rispettivamente il trio Blind-El Ma-Soniko e Mazzariello.

I big farebbero bene a guardarsi le spalle in prospettiva radiofonica, perché i pezzi delle nuove proposte paiono di gran lunga più interessanti, pronti e tali da far sembrare molte delle canzoni in gara archivio da museo delle cere.
Sanremo 2026: seconda serata. Il muro contro le donne
A fine serata la classifica recita Fedez & Masini con “Male necessario”, Tommaso Paradiso con “I romantici”, LDA e Aka7 con “Poesie clandestine”, Nayt con “Prima che” ed Ermal Meta con “Stella stellina”.
Già, nessuna donna, ancora una volta. Levante, penna sofisticata e sensibile, continua a essere inspiegabilmente snobbata dalle parti alte della classifica, memore quel 2020 in cui la sua “Tikibombom” – forse non compresa – subì lo stesso, ingiusto, trattamento.
“Sei tu” è un brano difficile, prezioso, eseguito con una precisione chirurgica e un’emozione che surclassa, per distacco, l’intera classe sanremese. Eppure, l’Ariston sembra non volerla vedere.
Stesso discorso per Ditonellapiaga. Canta decisamente meglio della prima sera e porta sul palco l’unico pezzo che, per stile e ritmicità, avrebbe le carte in regola per sbarcare all’Eurovision senza sfigurare. Accanto a lei, le Bambole di Pezza sono state quella ventata d’aria fresca, sporca e necessaria, che serviva a scuotere un teatro troppo pettinato. Ma è la solita Italia che preferisce l’usato sicuro.
Il festival dei co-conduttori o delle comparse?
Per la seconda serata le comparse di lusso cercate da Conti sono state Pilar Fogliati e Lillo. Nomi della scena comica italiana, ieri, i due, sono apparsi letteralmente castrati da un ritmo militaresco che non lascia spazio al guizzo.

Pilar ha provato a portare le sue infinite personalità romane che l’hanno resa celebre nei piccoli schermi, Lillo ha tentato di scardinare la rigidità di Carlo Conti con la sua comicità surreale, ma la sensazione è che siano stati chiamati solo per timbrare il cartellino della quota simpatia.
Perché sprecare due talenti se poi li si costringe a leggere un gobbo in una perenne corsa contro il tempo? La sensazione è che non aggiungano nulla, e non perché non possono, ma perché non è loro permesso farlo. Resta da vedere se riuscirà, almeno, Nino Frassica, nell’apparente ardua impresa di uscire dalle righe. Ti preghiamo Nino!
In questo ingranaggio freddo, l’unica di cui, anche volendo, non ci si dimentica mai è la Pausini che duetta con Achille Lauro – punta del terzetto alla co-conduzione – su “16 Marzo”.
Un momento tecnicamente inappuntabile, ma con un effetto collaterale evidente: la Pausini ha divorato il pezzo con una foga che, alla fine, sembrava fosse roba sua, lasciando a Lauro il ruolo di ospite in casa propria.
Ma è proprio a Lauro che si deve il momento più emozionante della serata, e forse, dell’intero festival. Sulle note della sua “Perdutamente”, il cantautore romano rende omaggio alle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana.
Accompagnato da un soprano e da un coro di venti elementi, Lauro ha trasformato il palco in un luogo di raccoglimento puro, regalando una dedica straziante che ha unito l’Italia in un unico, commosso applauso.
Il trionfo dell’amarcord: tra Leali e il ricordo della Vanoni e lo scivolone sulla “mamma d’oro”
Se la gara arranca nel nuovo, il Festival si rifugia nel passato con una celebrazione che sa di comfort zone. Fausto Leali, premiato alla carriera, ha tenuto compagnia all’Ariston con una voce che a 81 anni mantiene ancora il suo graffio e la sua anima.

Subito dopo, il palco si è fatto rarefatto per l’omaggio a Ornella Vanoni – tra l’altro relegato verso la fine della puntata -, l’assenza più ingombrante di questa edizione. La nipote Camilla Ardenzi, cantando “L’eternità”, ha cercato di colmare un vuoto che pare sempre più difficile riempire: un momento necessario per onorare la “Diva”.
Ma la polvere del passato si è sentita anche nelle interviste alle campionesse di Milano-Cortina 2026, Lisa Vittozzi e Francesca Lollobrigida. Nonostante gli ori olimpici appena conquistati, il racconto è presto scivolato nel solito trito cliché: invece di celebrare la ferocia agonistica e i record, si è sentita l’urgenza, di nuovo, di rimarcare l’essere madre della Lollobrigida.
Come se un trionfo sportivo di quella portata, per una donna, non fosse abbastanza senza il bollino della maternità eroica. Un riflesso condizionato di una conduzione che fatica ad uscire dagli schemi del secolo scorso.
Sanremo 2026: seconda serata. Una bolla difficile da scoppiare
La seconda serata ci lascia con una sensazione dolceamara: quella di un Festival che ha tra le mani pepite d’oro ma sceglie di continuare a scavare nel carbone. Se da un lato l’Ariston tenta ancora di emozionare con i suoi ricordi, dall’altro sembra incapace di sintonizzarsi su una contemporaneità che parla linguaggi diversi, più complessi e meno rassicuranti.
La domanda sorge spontanea: Sanremo deve essere lo specchio del Paese o il suo motore di cambiamento? Per ora, la risposta pende verso la prima opzione, con una classificazione che oscura le posizioni e una narrazione che preferisce il confortante elogio della tradizione alle sfide lanciate da artisti autentici.
La strada verso la finale è ancora lunga, ma se il buongiorno si vede dal televoto, il rischio è quello di arrivare a sabato con un vincitore già scritto in bianco e nero, mentre il resto della musica – quella che pulsa – continua a restare fuori dalla porta, in attesa che qualcuno decida finalmente di aprirla.
Ilaria Ragni
Sanremo 2026 – nuove proposte
Nicolò Filippucci – Laguna
Uno dei pochi che quando canta si comprende quello che dice. Anche lui piange un amore terminato. Testo poetico, ma con versi che sembrano già sentiti. E vola in finale.
Angelica Bove – Mattone
Un inno alla solitudine, che ci ricorda a non “accontentarsi pur di stare insieme / là fuori“. Una che non urla e segue le armonie del brano. Una voce morbida, fuori dal coro, che rimanda calma in questo mare magnum di esagitati. Vola verso la finale.
Mazzariello – Manifestazione d’amore
Il ragazzo ci ricorda gli anni passati. Sound già sentito, rimanda al sound ’80. Mazzariello deve perfezionare la sua vocalità, si farà strada.
Blind, El Ma e Soniko – Nei miei DM
Brano estremamente pop e dance. Anche i giovani si fanno capire quando cantano. La canzone farà breccia sui giovani e sicuramente ci stordirà questa estate.
Sanremo 2026 – seconda serata
Le esibizioni
Bambole di Pezza – Resta con me
Chiello – Ti penso sempre
Dargen D’Amico – AI AI
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Elettra Lamborghini – Voilà
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Ermal Meta – Stella stellina
Fedez & Marco Masini – Male necessario
Fulminacci – Stupida sfortuna
J-Ax – Italia Starter Pack
LDA & Aka 7even – Poesie clandestine
Levante – Sei tu
Nayt – Prima che
Patty Pravo – Opera
Tommaso Paradiso – I romantici
Sanremo 2026: seconda serata
Classifica: le prime cinque posizioni
Voto: 50% televoto, 50% giuria delle radio
Fedez | Masini
Tommaso Paradiso
LDA e Aka7
Nayt
Ermal Meta
