Il penultimo appuntamento con Sanremo 2026 – quarta serata ha ottenuto uno share del 65,5% per un totale di 10,8 milioni spettatori, due in meno rispetto all’anno scorso. La puntata, quella delle cover nata nel 2005 grazie a Bonolis, si è conclusa oltre l’una di notte e ha decretato i vincitori di Ditonellapiaga e Tony Pitony i quali hanno cantato “The lady is a tramp”
A conclusione della classifica che ha accontentato il pubblico, forse a metà, e che vede in testa Ditonellapiaga e Tony Pitony, Sanremo 2026 – quarta serata si è aperto con la Pausini che fuori dall’Ariston, con degli occhiali improbabili, si è esibita con alcune cover presenti nel suo nuovo album. Un omaggio personalizzato ai suoi colleghi. Probabilmente uno dei momenti più frizzanti e colorati della manifestazione canora.

Tuttavia, ci sorge il dubbio che, se l’avessero lasciata cantare di più durante le prime puntate, avrebbe potuto condurre in modo meno rigido. D’altronde in una kermesse come quella del Festival di Sanremo, sarebbe auspicabile, oltre che atteso, che le inclinazioni artistiche dei co-conduttori siano assecondate in modo da assicurarsi uno spettacolo degno di questa definizione.
La linea di conduzione di Conti, invece, ha appiattito qualunque briciolo di estro; come già scritto più volte, non ci aspettavamo una dirompente esplosione musicale ma, in questa edizione 2026, non si raggiunge neanche il minimo sindacale atteso da Sanremo. Tornando poi alle performance della Laura da Solarolo, il suo successo mondiale non giustifica, ai nostri occhi, la modalità urlata con cui canta.
Sanremo 2026: quarta serata. Una comicità ordinaria
Sul palco è poi intervenuto Siani che, oltre a presentare i cantanti in gara, con i suoi brevi interventi comici, ha scompigliato l’andamento del Festival, recitando monologhi sui luoghi comuni, una sorta di poesia dedicata alla rassegna musicale, recitata con Conti, e altre battute.
Le risate hanno destato telespettatori e platea dal piattume di cui si è parlato fino ad ora. Soprattutto criticato da chiunque. Abbiamo tuttavia la sensazione che Siani sia stato chiamato all’ultimo momento per, appunto, salvare il salvabile.
Come tanti aspetti delle interazioni umane, anche la comicità è divisiva. Nessun comico riuscirebbe a far ridere diversi tipi di pubblico e ci rendiamo conto che i gusti personali e l’ironia hanno sfaccettature differenti, ma ci arroghiamo il diritto di affermare che Siani sia sotto la media di una prima serata qualunque di Rai Uno.
Immediatamente a questa considerazione ne segue però un’altra: constatiamo con amarezza che a Sanremo questo termine di paragone non vale, e qualunque gag propinata non si può confrontare con un livello di decenza televisiva.
La Balti a suo agio
Bianca Balti irrompe con la sua energia e sorriso. Evoca un coraggio invidiabile e incita tutte le donne a non mollare, soprattutto se soffrono di malattie invalidanti. Sempre elegante e raffinata, mai fuori contesto, si dimostra preparata: conosce la macchina della kermesse, del resto ha già ha calcato le tavole del teatro sanremese esattamente un anno fa.

Negli scorsi anni abbiamo assistito alla considerazione del palco dell’Ariston come una vetrina sulla nostra nazione che avesse la forza di sancire comunicati importanti quindi, sicuramente con un grosso errore, si ritiene ora che Sanremo sia una delle poche occasioni in cui esprimere sensibilizzazione su temi che stanno a cuore agli italiani.
Non pensiamo che una manifestazione come quella di Sanremo debba necessariamente essere portatrice di messaggi sociali. Però assistiamo ogni sera a un utilizzo che si potrebbe definire improprio di una kermesse musicale, quindi viene naturale criticare anche tutte le mancate occasioni in cui i messaggi inviati sono stati confezionati in maniera troppo approssimativa, non approfondita, sprecando di fatto l’opportunità di parlare a tantissime persone e dell’immancabile momento di dibattito del giorno successivo sulle principali testate giornalistiche e sui social.
La gioia di Bianca Balti è una lezione di vita più forte di qualunque slogan, ma siamo sicuri che sia stata lei a voler impostare la sua presenza con questa cifra, senza la retorica della battaglia vinta o in corso.
In assenza di carattere così forte e a suo agio nello spettacolo, si cade nel patetico conforto che non fa bene a nessuno, ma rende la narrazione tradizionale ancora più ingessata nella realtà. Quindi via alle pacche sulle spalle alle mamme guerriere di figli speciali a cui si riconosce il merito di aver anche lasciato il lavoro per accudire il figlio.
Caro Conti, Sanremo è musica ma le parole sono importantissime: la signora di Albenga a cui riconosci il merito di aver annientato la sua vita a seguito della tragedia capitata al figlio, è l’esempio di un paese fallito. In cui l’assistenzialismo ricade solo sulle spalle dei famigliari; in cui la disabilità sancisce l’uscita dalla vita sociale di chi la possiede e della sua famiglia; in cui solo nell’accudimento dei figli (che siano di una campionessa olimpica, di una cantante, o di una semplice cittadina) si riconosce il valore di una donna.
Cover uniformi e poco coinvolgenti
Difficile individuare la cover meno soporifera. La serata è durata molte ore e abbiamo resistito fino all’ultimo. Nonostante tutto i duetti più riusciti si contano sulle dita delle mani.
Si distinguono Fulminacci e la Fagnani con “Parole parole”, una coppia artistica azzeccata che non si perde d’animo e si diverte. Malika Ayane, invece, è accompagnata da Claudio Santamaria: i due hanno interpretato “Mi sei scoppiato dentro il cuore” in modo piuttosto misurato.
Raf e The Kolors con “The riddle” non hanno sbagliato nulla, anzi, andati lisci come l’olio hanno compreso appieno lo spirito della serata. Peccato non siano tra i primi dieci: viene da chiedersi, chi ci capisce davvero di musica? Ditonellapiaga e Tony Pitony con “The lady is a tramp” ci calano nell’atmosfera anni ’40 con stile e volano al primo posto, infine Sayf affiancato da Alex Britti e Mario Biondi che si sono esibiti con “Hit the Road Jack”.
Pare di capire che gli anni ’40/’50 piacciano! Un passato che conquista e conferma qualità: quando si riprendono brani che hanno funzionato all’epoca, gli stessi che, se decodificati e interpretati, ora, senza essere dissacrati, riescono a fare breccia anche in un mare magnum di caos musicale e scadente.
Dal Suzuki stage Francesco Gabbani canta “Viva la vita” con un andamento molto lento, che non ci sveglia. Pezzali, stavolta non in playback, dalla Costa Toscana ci offe “Gli anni”.
Sanremo 2026: quarta serata. Il civile questo sconosciuto
La narrazione della serata esprime pochi messaggi sociali. Si ha infatti l’impressione di arrivare frettolosamente e puntuali a fine puntata. Tuttavia la Pausini sembra più a suo agio sul palco, sarà perché ha cantato in apertura.

Al contrario la regia – si parla di una svista del regista – oscura il bacio tra Levante e Gaia – sia mai che qualcuno, guardandolo, si fosse scandalizzato – J-Ax e Fiorella Mannoia indossano rispettivamente la spilla con la scritta pace, l’una appuntata sul cappello da cow-boy, e della Palestina sul petto. Chissà se le abbiamo notate.
Il Premio alla carriera va a Caterina Caselli che negli anni si è impegnata a scoprire nuovi talenti e a produrli al contempo, la quale ha concluso il suo intervento dedicato ai giovani: “sentitevi liberi dal giudizio“.
Verso il finale il professore più amato della televisione, Vincenzo Schettini, che si porta dietro non poche polemiche – non è però questa la sede adatta per approfondire le discussioni in atto – ci fa una lezione a tarda notta sugli effetti della fisica sulla musica. Ribadisce, inoltre, di parlare, di riappropriarsi di questa consuetudine che suona antica e invece non lo è. Sia con i figli sia con gli altri. Suggerisce anche di reimparare ad emozionarci. Peccato che giunge all’1:12.
Ancora una volta percepiamo che stimolare la platea sembri più che una partecipazione spontanea un incitare il pubblico a tifare e a strillare in modo scomposto.
E benché lo sbadiglio non ci sia venuto facile, le cover, ieri, sono state davvero le più noiose di sempre. Sanremo 2026 – quarta serata, però, ci fa arrivare al suo termine senza che la palpebra sia calata prima del tempo. Non ci sono sfuggiti gli ammiccamenti, appunto, alla famiglia tradizionale. Ci mancava. Mamme e papà. Figlie e figlie. Tutti invincibili e formidabili. Lo ribadiamo. Punto.
E se qualcuno vive una famiglia differente? O la preferisce a quella usuale? Questa idea non è affatto contemplata?
In conclusione viene consegnato il Premio Serata Cover a Ditonellapiaga e Tony Pitony che si sono esibiti dignitosamente con “The lady is a tramp”.
Laura Vespa e Annalisa Civitelli
Foto dal web
Sanremo 2026 – quarta serata
Le esibizioni
Elettra Lamborghini – Las Ketchup | Aserejé
Un breve momento divertente che forse meritava un orario più avanzato per svegliare il pubblico da dietro che sulla carta sembrano angoscianti.
Eddie Brock – Fabrizio Moro | Portami via
Una performance noiosa e inutile.
Mara Sattei – Mecna | L’ultimo bacio
Come dissacrare un brano unico, rovinato da un duetto dissociato e fuori fuoco.
Patty Pravo – Timofej Andrijashenko | Ti lascio una canzone
C’è da chiedersi perché la Pravo canti ancora. Comunque, la raffinatezza c’è, la voce meno. La canzone è meravigliosa. Il ballerino inutile.
Levante – Gaia | I maschi
La seconda meglio della prima su una canzone sacra e per fortuna non rovinata.
Malika Ayane – Claudio Santamaria | Mi sei scoppiato dentro il cuore
Un bel duetto, misurato, su un pezzo stupendo.
Bambole di Pezza – Cristina D’Avena | Occhi di gatto
Uno di quei duetti senza senso. Che comunque divertono. Che shock Cristina in versione dominatrix.
Dargen D’Amico – Pupo e Fabrizio Bosso | Su di noi
Un minestrone indigesto. Con un messaggio potente espresso da Papa Francesco: “non rassegniamoci alla guerra“.
Tommaso Paradiso – Stadio | L’ultima luna
Tommaso Paradiso dovrebbe imparare dai suoi ospiti. Interpretazione
Michele Bravi – Fiorella Mannoia | Domani è un altro giorno
Duetto sbagliatissimo. Due voci che fanno a cazzotti e che non rendono omaggio allo spirito di Ornella Vanoni.
Tredici Pietro – Galeffi, Fudasca & Band | Vita
Padre e figlio sul palco di Sanremo. La presenza di papà Gianni Morandi fa la differenza. Il duetto riesce bene.
Maria Antonietta & Colombre – Brunori Sas | Il mondo
Di solito si dice accopiata vincente, ma stavolta l’esperimento si può dichiarare fallito.
Fulminacci – Francesca Fagnani | Parole Parole
A differenza dei colleghi precedenti, il duetto è azzeccato. Secondo noi i due si sono divertiti e si sono goduti il momento.
LDA & AKA 7EVEN – Tullio De Piscopo | Andamento lento
Ritmo anni ’80 ritrovato. Un bel e riuscito duetto, però più da serata di Capodanno che da Sanremo.
Raf – The Kolors | The riddle
Un classico americano arricchito da ballerini, sbandieratori alle spalle tutti in total white. Un connubio centrato: i primi a capire lo spirito della serata. Cover azzecatissima.
J-Ax – Ligera County Fam | E la vita, la vita
Un gran caos, nulla di memorabile.
Ditonellapiaga – Tony Pitony | The lady is a tramp
I due sono entrati nell’atmosfera anni ’40 e ci hanno portati insieme a loro: l’esibizione è riuscita benissimo e il duo artistico si può definire bravi entrambi.
Enrico Nigiotti – Alfa | En e Xanax
La canzone stupenda di Bersani, è stata interpretata in modo onesto. Il duetto è tuttavia partito bene ma ha inquinato il testo con le solite barre rap.
Serena Brancale – Gregory Porter e Delia | Besame Mucho
L’esibizione è sobria e di classe, ma fa molto “compitino”.
Sayf – Alex Britti – Mario Biondi | Hit the Road Jack
Una baraonda velocizzata più del dovuto.
Francesco Renga – Giusy Ferreri | Ragazzo solo, ragazza sola
Cover da dimenticare.
Arisa – Coro del Teatro Regio di Parma | Quello che le donne non dicono
Interpretazione esagerata, solenne, pesante, polverosa.
Samurai Jay – Belén Rodríguez – Roy Paci | Baila Morena
Una corrida di quelle brutte. E soprattutto cosa centra Belen in tutto questo?
Sal Da Vinci – Michele Zarrillo | Cinque giorni
Un trionfo di inutili gorgheggi.
Fedez & Masini – Stjepan Hauser | Meravigliosa creatura
Brano torturato dalle solite barre pop e rap.
Ermal Meta – Dardust | Golden Hour
La coppia artistica più noiosa di tutta la serata.
Nayt – Joan Thiele | La canzone dell’amore perduto
Come rovinare De Andrè ovvero come rendere piatta una canzone stupenda.
Luchè – Gianluca Grignani | Falco a metà
Orario troppo tardo per prestare attenzione all’ennesima unione pop-rap.
Chiello – M° Saverio Cigarini | Mi sono innamorato di te
Un’altra cover che massacra un brano magnifico. Inoltre, Chiello non sa cantare.
Leo Gassmann – Aiello | Era già tutto previsto
Il colpo di grazia a una serata sfibrante senza nulla da ricordare.
Sanremo 2026: quarta serata
Televoto 34%, Sala Stampa TV e Radio 33%, Giuria delle radio 33%
Classifica: le prime dieci posizioni
Ditonellapiaga – Tony Pitony | The lady is a tramp
Sayf – Alex Britti – Mario Biondi | Hit the Road Jack
Arisa – Coro del Teatro Regio di Parma | Quello che le donne non dicono
Bambole di Pezza – Cristina D’Avena | Occhi di gatto
Tredici Pietro – Galeffi, Fudasca & Band | Vita
Sal Da Vinci – Michele Zarrillo | Cinque giorni
LDA & AKA 7EVEN – Tullio De Piscopo | Andamento lento
Nayt – Joan Thiele | La canzone dell’amore perduto
Dargen D’Amico – Pupo e Fabrizio Bosso | Su di noi
Luchè – Gianluca Grignani | Falco a metà
