La prima serata di Sanremo 2026 si è conclusa con uno share del 58% pari a 9.600 spettatori, in calo rispetto all’anno scorso. Impazienti di sapere come si svilupperà la Kermesse, intanto analizziamo il primo appuntamento della manifestazione canora
Quest’anno il Festival di Sanremo si è fatto attendere; le Olimpiadi invernali sono state la causa dell’attesa ma gli riconosciamo il merito di aver riscaldato l’atmosfera con il loro carico di gioie sportive, di gossip ghiacciati e delle immancabili polemiche che ogni grande evento porta sempre con sé.

Nonostante l’entusiasmo che il tubo catodico fa percepire al massimo della sua potenza adrenalinica con il minimo sforzo fisico dal divano di casa, la sensazione per questa imminente gara canora sembra un po’ contenuta.
Il momento geopolitico fra i più delicati dell’ultimo secolo potrebbe aver contribuito ad ostacolare la spensierata euforia che normalmente questa kermesse genera; a ciò si aggiunge che la leggerezza pre-covid è stata nebulizzata e non si prevedono all’orizzonte scandali musicali degni di meme.
Quello che si prevede sarà invece un Festival della commemorazione. Fan sanremesi e non, hanno dovuto dire addio a due colonne portanti del festival, Pippo Baudo e Beppe Vessicchio, oltre che all’Ornella ormai nazionale, tutti morti nel giro di pochi mesi.
Sanremo sarà in grado di sopravvivere alla morte dei suoi simboli per eccellenza? Assisteremo all’ultima edizione del Festival, che si rigenererà come una fenice dalle sue stesse ceneri, o il carrozzone ormai dotato di vita propria continuerà imperterrito la sua ciclica riproposizione?
Lo scopriremo al termine di questa maratona 2026, o forse alla prossima edizione 2027. Intanto, pigiamati e dotati di generi di conforto, siamo pronti a goderci la 76esima edizione del festival della musica italiana.
Sanremo 2026: prima serata. Un copione già letto
Non eravamo in attesa di scossoni musicali né ci aspettavamo lampi di avanspettacolo o di avanguardia, ma la prima serata del Festival scorre via come un copione già letto, una ninna nanna che accompagna i più coraggiosi fino alla fine della serata.
Papà Conti, o Carlos Cuentas come lo apostrofa (senza far ridere) Laura Pausini, sa che i suoi telespettatori la mattina devono svegliarsi presto e ci tiene a concludere a un’ora decente.
Un po’ meno a regalare uno spettacolo degno di questo nome. Così gli artisti si esibiscono come durante un saggio musicale, e la diretta va avanti fra gag che ci fanno domandare se siano realmente state ideate da un autore televisivo.
Rimane il dubbio sul rispetto del telespettatore medio a cui si propone uno spettacolo scialbo e poco strutturato. Meritiamo davvero che la più grande manifestazione musicale italiana stagni a questo livello?
Baudo: la sua voce, un’eco all’Ariston
Intanto la prima serata di Sanremo edizione 76, si apre con la sigla “Perché Sanremo è Sanremo” scritta dai Maestri Caruso e Bardotti, riarrangiata dal Maestro Pierazzoli.
La narrazione inoltre si sviluppa sulla scenografia pensata dall’Architetto Riccardo Bocchini, che crea un’atmosfera dinamica e tridimensionale, avvicinandola alla musica di oggi. La voce di Pippo Baudo risuona come un’eco, un ricordo lontano. Un benvenuto nostalgico.
Olly è il primo ospite e canta “Balorda nostalgia”, il successo che lo ha premiato l’anno scorso. Sul palco salgono tutti i trenta cantanti in gara e il voto finale lo darà la Sala Stampa, TV e web.
Laura Pausini, co-conduttrice di quest’anno, tra un applauso e l’altro, si commuove mentre raggiunge Carlo Conti. L’andamento della serata così prende il via. E noi, davanti ai teleschermi ad aspettarci qualche sorpresa che svegli l’Ariston. Però non accade nulla di davvero scoppiettante.
Sanremo 2026: prima serata. Omaggi sbiaditi e playback
Max Pezzali, dalla Costa Crociera, esegue un medley dei suoi successi, rigorosamente in playback. Non ci fa bella figura. Dal Suzuki stage si esibisce Gaia: ogni volta che l’ascoltiamo e la vediamo esibirsi invochiamo a gran voce che cambi presto entourage, e ne assuma uno capace di valorizzarla davvero.

A Sanremo 2026 – prima serata, anche al Maestro Beppe Vessicchio va un ricordo, passato solo attraverso dei video scelti dalle edizioni passate. Una toccata e fuga che non ha esaltato al meglio la figura di Vessicchio. Detto sinceramente ci aspettavamo molto di più.
Sarà l’affetto che abbiamo tutti provato per lui, sarà perché incarnava il festival da anni, sarà per la sua professionalità e gentilezza, ma si sarebbe potuto osare con un omaggio più estroso e musicale. Invece resta la sensazione di aver visto il solito compitino svolto senza trasporto.
Tiziano Ferro, super ospite, intrattiene la platea con un medley di canzoni e salamelecchi, francamente inutili. Presentando il suo ultimo singolo, “Sono un grande”, Ferro forse non trattiene la sua emozione e non azzecca delle note. Ne potevamo fare a meno?
Repubblica, Resistenza e Sandokan
Si aggiunge al duo, Conti-Pausini, l’attore che ha interpretato l’ultimo Sandokan: Can Yaman. Risulta simpatico, parla meglio di tanti altri un ita-G-liano abbastanza spigliato. Sorride e rimane nel suo: sembra umile e non un esaltato. L’incontro poi tra Yaman e Kabir Badi, i due Sandokan a confronto non aggiunge pepe allo spettacolo. Anzi, avremmo preferito non assistere a tale evento: scene con le tigri e imbarazzanti scambi di battute.

La presenza di Gianna Pratesi sul palco dell’Ariston, di 105 anni, è stata invece una ventata di freschezza. La Pratesi lascia tutti stupiti per vivacità e sprint. Ricorda la Repubblica, l’impegno delle donne e il voto del ’46 in cui queste ultime si affacciavano alle urne. Oltre a incoraggiare i giovani a non essere arrabbiati, dà una stoccata al presentatore, contro le destre attuali. Gianna ribadisce, inoltre, che l’energia e la curiosità non hanno età.
Una serata che, sì, scivola via, ma rimane lì. Poco impegnata e approfondita. Tutto passa in secondo piano e forse a dare quel pizzico di brio, silenziato dalla satira inesistente, ci ha pensato la Pausini che di per sé è spiritosa. Ma le poche battute non sono state colte all’istante.
Di certo, Sanremo 2026 prima serata non sarà incorniciata negli annali della manifestazione sonora, sempre più in declino. Serve di fatti una svecchiata, una struttura innovativa. Non ci resta che immolarci e seguire le altre quattro serate che rimangono, sperando domenica di essere ancora vivi e che le nostre orecchie non comincino a sanguinare.
Laura Vespa, Gabriele Amoroso, Vania Lai
Sanremo 2026 – prima serata
Le esibizioni
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Canta gli sfoghi che potrebbe fare ciascuno di noi. Ma Rino Gaetano già nel 1978 cantava “Nun te reggae più” (d’altronde non solo Michele Novaro e Mameli hanno scritto “un pezzo tuttora in voga”). Cerca a tutti i costi il tormentone con un brano che si dimentica con facilità, non troppo orecchiabile e statico.
Michele Bravi – Prima o poi
Un testo corposo sullo struggimento amoroso, un brano romantico e noioso, adatto a un Sanremo qualsiasi di 20 anni fa e del quale non si capisce metà del testo.
Sayf – Tu mi piaci tanto
Sul filone di un Dargen D’Amico, con modalità denuncia sotto fare finto tonto: purché se ne dibatta va bene. Altrimenti siamo sempre a dire che sono solo canzonette. E probabilmente finirà su Tik Tok, nei baby club e alle lezioni di aquagym.
Mara Sattei – Le cose che non sai di me
Va sul classico; dal look, alla melodia, al testo. È una canzone senza tempo, ma non siamo sicuri che sia un pregio nel suo caso. Si dimentica appena finisce e il motivo solenne e in crescendo diventa inutile a fronte di un testo senza spessore.
Dargen D’Amico – AI AI
Un testo divertito sul ruolo dell’Intelligenza Artificiale come corresponsabile del nostro declino umano. Le sonorità dei suoi brani cominciano ad essere ripetitive e l’accattivante base alla Jamiroquai non salva l’ennesimo testo metaforico che punta in alto con parole semplici.
Arisa – Magica favola
È la colonna sonora di un film Disney? Canta se stessa con la solita voce meravigliosa, note poco orecchiabili che la penalizzeranno in classifica e non elevano una canzone banale.
Luchè – Labirinto
Un amore che finisce, in rima. Base rap orecchiabile ma canta stonando una canzone completamente piatta.
Tommaso Paradiso – I romantici
La speranza di saper curare un amore; una sfida improba da bello e maledetto. Un brano un po’ insipido, simile a tutti gli altri del suo repertorio e cantato sempre al limite del fuori tempo.
Elettra Lamborghini – Voilà
Anche Elettra cavalca la dicotomia dell’amore e dell’odio, ma lo fa a modo suo da brava pistolera. Non delude semplicemente perché conferma la quota trash e si assicura il sottofondo nelle playlist di tutte le palestre d’Italia per svariati mesi.
Patty Pravo – Opera
Testo raffinato e presenza magnifica come sempre; la canzone è solenne e sofisticata ma l’abuso di autotune rovina tutto.
Samurai Jay – Ossessione
Un Elettra Lamborghini che non ce l’ha fatta. Pensavamo coprisse la quota Rocco Hunt ma propone un pezzo estivo che purtroppo sarebbe brutto e fuori luogo anche d’estate.
Raf – Ora e per sempre
Confidavamo in un ritorno che riportasse in auge i fasti degli anni ’80, magari la prossima volta. Da lui, infatti, ci si aspettava molto di più. Canta l’amore con frasi banali e una melodia poco piacevole.
J-Ax – Italia Starter Pack
Canta i luoghi comuni dell’Italia diventandone uno lui stesso. Su un’inspiegabile base country, dice che serve una brutta canzone; evidentemente ha voluto fornircene una.
Fulminacci – Stupida sfortuna
Un testo interessante, tipico di Fulminacci. La nostra curiosità è stata ripagata da un pezzo che aggancia subito e che viene voglia di ascoltare fino alla fine.
Levante – Sei tu
Levante non odia, ama solamente. Ci crede tantissimo, si esibisce con forza, ma sembra sempre strafare, cantando oltretutto versi banalissimi; ci dà la sensazione di dover ancora scegliere cosa voler essere musicalmente.
Fedez & Marco Masini – Male necessario
Un altro testo interessante, anche se sempre presente la coppia amore/odio. Da super favoriti ce la mettono tutta ma il brano non racconta nulla di speciale e il connubio canto tradizionale/rap è ormai una proposta datata.
Ermal Meta – Stella stellina
La dolcezza di una ninnananna per bambini dalle sonorità arabeggianti/balcaniche per cantare l’orrore di una morte inconcepibile. Benché dedicata ad Amal Khayal, il cui nome è cucito sulla camicia di Meta, Conti omaggia i bambini innocenti uccisi dalla follia dell’uomo commuovendosi, ma anche stavolta pronunciamo Gaza domani. Un brano che necessita più ascolti.
Serena Brancale – Qui con me
Aspettavamo un brano jazz o estroso come lo scorso anno, invece porta una canzone sanremese, ricca, elegante ed eseguita benissimo, ma tanto sanremese.
Nayt – Prima che
Giochi di parole in un pezzo piatto, angosciante e già sentito. Non si può più puntare sui giovani.
Malika Ayane – Animali notturni
“Siamo tutti in pace con i sensi degli altri, con i nostri invece non sappiamo che farci“, una frase degna di nota del testo dell’Ayane (forse anche l’unica). Una canzone un po’ alla Lucio Battisti, un po’ alla Alan Sorrenti. Non è da podio ma almeno ha ritmo.
Eddie Brock – Avvoltoi
È l’Olly di quest’anno, con la differenza che non vincerà: immagine della canzone, neanche a dirlo, un letto da rifare.
Sal Da Vinci – Per sempre sì
Un testo raccapricciante, una canzone imbarazzante presentata dalla peggior brutta copia di Julio Iglesias.
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Il primo vero testo che leggiamo; una ballata nell’ora più buia della notte, una sensazione malinconica sul tempo che passa, sulla vita che scorre. Peccato però che probabilmente non ricorderemo questo pezzo nonostante lui ce la metta tutta.
Tredici Pietro – Uomo che cade
Porta un brano ben strutturato, piuttosto orecchiabile con una bella atmosfera. Catullo recitava “Odi et amo“, Pietro (o Tredici) “amo e cado“.
Chiello – Ti penso sempre
Quante canzoni hanno lo stesso significato quest’anno? Il letto sfatto ennesima scenografia di una coppia che si odia ed ama (ancora??). Anche musicalmente una goccia insipida in un mare di canzoni tutte uguali.
Bambole di Pezza – Resta con me
Le canzoni del Festival di Sanremo sono un genere a se stante, come il jazz, il pop, il rock; spesso un miscuglio di rime banali, che canta l’amore infelice. Anche se ricoperto da un velo di finto rock patinato. Una rock band che non porta una canzone rock ma una ballad piuttosto ripetitiva e vecchia.
Maria Antonietta & Colombre – La felicità e basta
Aiuto, si sono lasciati i Coma-Cose, chi mandiamo a Sanremo? Niente paura, ecco a voi Maria Antonietta e Colombre, per lo meno fra i pochi a presentare qualcosa di peculiare.
Leo Gassmann – Naturale
Una canzone d’amore fra Roma e Parigi, con un testo affascinante e sonorità interessanti ma urlata inutilmente. Un altro sulla scia di Olly, un’altra occasione sprecata.
Francesco Renga – Il meglio di me
La sola potenza della voce non solleva un brano mediocre. Renga non centrava un pezzo da 20 anni, con questo 21.
LDA & Aka7even – Poesie clandestine
Carlo Conti conosce bene la ricetta, per la riuscita di Sanremo serve un pizzico di neomelodico, neolatino, N(e)O. Un omaggio alla Brancale dello scorso anno, nulla di più.
Sanremo 2026: prima serata
Classifica: le prime cinque posizioni
Masini | Fedez
Ditonellapiaga
Serena Brancale
Fulminacci
Arisa
