Il Roma Fringe Festival 2026 è partito lunedì 13 luglio al teatro Vascello di Roma che ospiterà l’intera manifestazione. Anche quest’anno, come nella scorsa edizione, la rassegna propone quindici spettacoli di attori e compagnie provenienti da tutta Italia sotto l’attenta direzione di Fabio Galadini
La prima settimana della quattordicesima edizione del Roma Fringe Festival ha presentato al pubblico nove lavori che, rispetto agli anni passati, sembrano distinguersi per una maggiore varietà degli argomenti trattati, sebbene la quasi totalità sia connotata da quell’atmosfera seria e grave che ha caratterizzato le ultime edizioni.
Queste prime nove rappresentazioni, in parte, si spingono sempre di più verso un linguaggio teatrale innovativo e contaminato e, tra queste, ci sono già due o tre opere che appaiono perfette per la finale
Roma Fringe Festival 2026
Prima settimana
Pigiama Party
regia e drammaturgia Martina Badiluzzi
con Viviana Barboni, Camilla Benzi, Alice Casales, Tiziana Di Tella e Caterina Petrarulo
Drammaturgia musicale ed esecuzione dal vivo Roberta Russo (Kyoto)
Disegno luci Matteo Bergonzoni
Supervisione della partitura fisica Roberta Racis
Un gruppo di cinque ragazze si ritrova in un non luogo nel quale ognuna ripercorre gli episodi più significativi della propria esistenza in quanto giovani donne costrette a confrontarsi con le tante facce del patriarcato. Una di loro sarà addirittura accusata di stregoneria.

‘Pigiama Party’ è lo spettacolo che apre il Roma Fringe Festival 2026 e si mostra fin da subito come uno dei lavori più interessanti e riusciti.
Le cinque interpreti in scena hanno collaborato alla regia e alla stesura del copione, dando vita a un prodotto maturo, convincente e perfettamente adatto alle assi del palcoscenico, sebbene siano tutte giovanissime e da poco diplomate presso le Officine Pasolini di Roma.
Mi chiamano Tina
di e con Manuela Fischietti
Regia Maura Pettorruso
Disegno luci Luca Dè Martini di Valle Aperta
Ricerca storico-documentaria Lorenzo Vicentini
Costumi Valentina Basiliana
Grafica Nadia Groff
Produzione Rifiuti Speciali
Tina Modotti è stata una delle fotografe più celebri dei primi decenni del Novecento. È lei stessa a ripercorrere la propria esistenza, a cavallo fra il Nord e il Sud America dopo il trasferimento dal Friuli-Venezia Giulia, narrando una vita fatta di arte, amore, bellezza e soprattutto di resistenza a tutte le forme di fascismo.

‘Mi chiamano Tina’, scritto, diretto e interpretato da Manuela Fischietti, vincitrice del premio come miglior attrice nella scorsa edizione del Festival, è un monologo d’impronta civile che non racconta poi molto e si limita a mostrare una parte dell’identità di Tina Modotti attraverso un linguaggio drammaturgico già visto innumerevoli volte, diventando, scena dopo scena, un lavoro completamente fine a se stesso.
Quello che tu hai fatto a me
Drammaturgia Achille Mandolfo e Giovanni Gazzanni
Regia Giovanni Gazzanni
con Achille Mandolfo, Andrea Grasso, Luca Cicolella e Giulia Eugeni
Sound design e musiche originali Vincenzo Pizzi, con la voce di Andrea Piersimoni
Live sound Andrea Piersimoni
Light design Eduardo Ribera
Oliver e Laura sono due ragazzi che, dopo una serata di divertimento tra locali e discoteche, si ritrovano in un commissariato per denunciare un abuso sessuale che entrambi, in momenti diversi della stessa notte, hanno subito.

Portato in scena con una trama contorta e una regia piena di inciampi, costruita su piani temporali che si incastrano con difficoltà, ‘Quello che tu hai fatto a me’ è uno spettacolo interessante per la sfumatura di diversità che porta al nostro teatro in generale e al Festival in particolare.
Tuttavia, l’opera non convince e si ritrova a fare i conti con un testo esasperato su più fronti, incapace di emozionare e adagiato su troppi luoghi comuni.
Roma Fringe Festival 2026
Prima settimana
Fine
di Gianluca Zaccaria
con Gianluca Zaccaria e Lo Straqen
Musiche Lo Straqen
Un giovane uomo di circa trent’anni è reduce dalla fine di un’importante storia sentimentale. La conclusione di quell’esperienza lo porta a ridefinire la propria identità, ripartendo da sé durante un lungo periodo di apatia.

Così come “Quello che tu hai fatto a me”, anche ‘Fine’, firmato da Gianluca Zaccaria, è una proposta costruita su piccoli estratti di una storia molto più grande che, accompagnata anche in questo caso da diversi inserti di musica elettronica, racconta una condizione esistenziale attraverso metafore drammaturgiche poco innovative, lasciando lo spettacolo in un limbo di scarsa definizione.
Castagne matte
di Denis Fontanari e Carlo Orlando
con Denis Fontanari e Candirù
Musiche originali Candirù
Produzione Ariateatro
La storia del manicomio di Pergine Valsugana, in provincia di Trento, viene ripercorsa cercando di indagare le circostanze che hanno portato gli ospiti di quella struttura ad abitarla e, soprattutto, a essere considerati matti.

‘Castagne matte’ non è propriamente una rappresentazione teatrale, ma una sorta di reading musicale con il quale viene accesa l’ennesima luce su un argomento già ampiamente affrontato a teatro, e non solo, come quello della salute mentale.
Roma Fringe Festival 2026
Prima settimana
Due pesci
Scritto e diretto da Roberto Santo
con Domenico Panarello e Francesco Bonaccorso
Movimenti scenici Irasema Carpinteri
Disegno luci Alessandro Laprovitera
Aiuto regia Francesca Cutropia
Salvatore e Domenico sono due pesci che abitano in un’area non precisata del mar Ionio. Sotto la superficie dell’acqua, quei due piccoli animali marini osservano i comportamenti degli uomini che restano a galla sopra di loro, analizzando la natura di una specie che, pur essendo la più intelligente fra tutti gli esseri viventi, sembra anche la più crudele.

‘Due pesci’ è finora uno dei migliori lavori presentati al Festival. Costruito su un copione semplice ma profondo e diretto, la performance offre uno sguardo ai margini sui comportamenti umani più lontani dalla solidarietà, dall’alleanza e dal reciproco aiuto, valori che molto spesso sembrano invece appartenere al mondo animale.
Masnada Quest
Drammaturgia Leonardo Alberto Lutario
con Leonardo Alberto Lutario e Giacomo Toccacelli
In un’atmosfera grottesca e fumosa, due ragazzi sui trent’anni interagiscono mentre l’epoca che li circonda, segnata dalla difficoltà di esprimere le proprie emozioni e da quello che viene definito analfabetismo affettivo, li pone in una condizione di profonda angoscia.

I giovani e bravissimi Leonardo Alberto Lutario e Giacomo Toccacelli portano in scena uno degli spettacoli migliori di questa 14ª edizione del Festival.
‘Masnada Quest’ è una produzione che abbraccia pienamente lo spirito del Fringe e rappresenta una drammaturgia contemporanea intelligente, realizzata con consapevolezza e con un uso del mezzo teatrale che si allontana da qualsiasi forzatura o esercizio di stile.
Ex-pose-me
con Ilenia Sibilio e Giulia Alò
Ideazione, drammaturgia e regia David Marzi
Aiuto regia Teresa Cecere
Musiche originali Alessandra Orlando e Giulia Alò
Coreografia Francesco Biasi
Produzione SenzaConfine
Circondata da musica elettronica e luci al neon, Dalia, una ragazza attraente e giovanissima, rivive ciò che per lei ha significato essere una ragazza, una donna e una femmina alle prese con una società che continua a considerare il corpo femminile un oggetto da conquistare, ricattare ed esporre.

Sebbene ‘Ex-pose-me’ sia una pièce interpretata da due ragazze e ideata sull’analisi delle circostanze che ancora oggi vedono troppo spesso le donne come oggetti, l’autore è un uomo, il bravo David Marzi.
Il corto teatrale è valido e avvincente, tuttavia si presenta come un’opera sovraccarica e non esente da qualche luogo comune, che affronta con cura il tema della propria trama senza però offrire un punto di vista davvero nuovo.
Bajkal
di e con Beatrice Valeri e Sarah Paoletti
Immerse in un’atmosfera dominata dalle forze della natura, una madre e una figlia attraversano le diverse fasi della propria esistenza, modificando e facendo evolvere il loro rapporto seguendo il ritmo del tempo che le accomuna.

‘Bajkal’ è un’opera teatrale che sceglie di descrivere il rapporto tra madre e figlia attraverso un allestimento ricco di simbolismi e figure retoriche che, però, manca di ritmo e di accenti, rischiando così di diventare pericolosamente noioso.
Gabriele Amoroso
Foto: Piero Tauro
Teatro Vascello
dal 13 al 24 luglio
Roma Fringe Festival 2026
Direttore artistico Fabio Galadini
