Al teatro Cometa Off di Roma, gli scorsi 24 e 25 novembre è andato in scena ‘Quelli che restano’, un toccante ed elaborato spettacolo firmato da Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci le quali, con un copione lungo e abbondante di dialoghi, mettono in scena diversi punti di vista sulla morte
Nadia, Emma, Jacopo e Flavio sono i migliori amici di Milo: quest’ultimo, in modo del tutto inaspettato, si suicida. In attesa di partecipare al funerale dell’amico, la cui famiglia non è mai andata d’accordo con i quattro ragazzi, questi ultimi si confrontano sulle panchine di un parco che sono soliti frequentare; il lungo dialogo che ne esce fuori porta la luce tantissimi nuovi aspetti di quei ragazzi tanto da creare equilibri completamente diversi.

Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci sono le autrici e interpreti di ‘Quelli che restano’, un’opera densa e sovraccarica che indaga con grande forza sentimentale il concetto di morte.
Quelli che restano: la morte è un muro divisorio
Nel corso della lunga rappresentazione, i protagonisti, che si trovano a elaborare il lutto per la morte di uno dei loro migliori amici avvenuta tramite suicidio, esprimono le proprie riflessioni su ciò che significa interrompere la propria vita, offrendo quattro punti di vista differenti nei quali la maggior parte del pubblico può ritrovarsi.
Ma al di là delle più ovvie considerazioni sul dolore per la perdita di una persona cara, il testo insiste su ciò che significa, al contrario, continuare a vivere, sottolineando dunque la logica distinzione tra chi va e chi resta.
La vita va vissuta senza rimpianti
Sfruttando un linguaggio moderno, in alcuni frangenti anche troppo spontaneo, la rappresentazione corre con un buon ritmo, evidenziando anche come una morte così improvvisa, come quella dell’invisibile soggetto, ricorda che la vita merita di essere vissuta sempre con onestà e senza alcun rimpianto.
Successivamente a questo pensiero, i personaggi dell’opera danno vita a una prolungata serie di sfoghi per esorcizzare i passaggi più dolorosi e nascosti delle proprie giovani esistenze, liberandosi dunque di un insieme di pesanti zavorre che fino a quel punto avevano compromesso le loro stesse vite.
Tutta questa materia drammaturgica viene diretta da Davide Celona, il quale opta per una regia di stampo contemporaneo che da un lato pone l’accento sui massicci e significativi dialoghi e dall’altro esalta la fisicità ed eloquente dei quattro attori.
Quattro attori da seguire con attenzione
Nonostante lo spettacolo sia caratterizzato da una cifra tendenzialmente eccessiva, i ragazzi impegnati in scena, le stesse Ferrarini e Vinci con Leonardo Lutrario e Luca Molinari, pur prediligendo un tipo di recitazione iperrealistico e quasi cinematografico, si mostrano veramente bravi, convincenti e affiatati: sono nomi da tenere d’occhio.
Nella sua globalità, ‘Quelli che restano’ è un lavoro con un’impronta matura e definita che soffre soltanto un entusiasmo troppo vigoroso da parte delle autrici che, sebbene siano delle ottime penne, rischiano qua e là di eccedere nella verbosità.
Gabriele Amoroso
Teatro Cometa Off
24 e 25 novembre
Quelli che restano
Soggetto e drammaturgia Marta Ferrarini ed Emanuela Vinci
Regia Davide Celona
con Marta Ferrarini, Leonardo Lutrario, Luca Molinari ed Emanuela Vinci
Disegno luci Marco Laudando
Supervisione drammaturgica Giovanni Bonacci
Realizzato nell’ambito del LABOR WORK Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini
con il sostegno di DiSCo Lazio e Regione Lazio
