Curiosando per gli splendidi vicoli romani del quartiere di Testaccio a Roma, in una giornata soleggiata e tiepida di un inverno che tarda ad arrivare, siamo andati a osservare quello che offre l’imperdibile appuntamento del nuovo progetto artistico dello scultore giapponese Keisuke Matsuoka, dal titolo molto affascinante ‘Le forme dell’umanità’, ancora fino al prossimo 11 gennaio
“Il confine tra cielo e terra è scomparso. Al di là della finestra intravedo solo il profilo slanciato dei pioppi neri come l’inchiostro. Tutto il resto è bianco”.
Cit. “Il libro bianco” di Han Kang, scrittrice coreana, Premio Nobel per la letteratura nel 2024
Inaugurata l’11 novembre scorso, fino all’11 gennaio prossimo sarà possibile visitare, presso il Padiglione 9a del Mattatoio di Roma, la mostra ‘Le forme dell’umanità’ di Keisuke Matsuoka.

Profilo bianco, 2025, Mattatoio di Roma, Padiglione 9a
Promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, che l’ha realizzata in collaborazione con Latitudo Art Project, è nata da un’idea di Ivana Della Portella, Vicepresidente Azienda Speciale Palaexpo, con delega al Mattatoio stesso.
L’intera mostra ha come curatrice d’eccezione Tomoko Asada.
Le forme dell’umanità: la concezione dello scultore, le anatomie plastiche
L’intero allestimento propone un’intensa opera dello scultore giapponese, che focalizza la sua messa in scena artistica sull’essere umano, nella complessità delle sue sfaccettature, evidenziate anche tecnicamente attraverso l’uso multiplo di materiali plastici, come vetri e cere, a cui si aggiunge un’interessante varietà bicroma di terre bianche e nere.

Keisuke Matsuoka | White Period, 2024, Mattatoio di Roma, Padiglione 9a
Analizzando in modo quasi anatomico la natura dell’essere in fieri, l’artefice delle opere giunge all’inesorabile conclusione che, da un punto di vista morfologico-antropologico e animistico-spirituale, gli uomini devono convivere obbligatoriamente legati l’uno all’altro, a prescindere dall’etnia, il luogo e la cultura a cui appartengono.
Costretto spesso e volentieri alla frammentazione stessa del proprio “Io” fisico e intellettuale, all’essere vivente non resta altro che compattarsi per ricomporsi, nel nome della speranza e della rinascita.
Il candore del gesso
C’è l’intento dell’artista, e poi ci siamo noi: pubblico inerme e spezzato, confuso e rapito, completamente assorto nel viaggio onirico e fluttuante che lo scultore stesso inconsapevolmente ci regala.

Keisuke Matsuoka | Laboratorio artistico, Mattatoio di Roma, Padiglione 9a
“Ora ti offrirò qualcosa di bianco. Ti darò solo cose bianche, che sono bianche anche se si sporcano.”
Cit. “Il libro bianco” di Han Kang, scrittrice coreana, Premio Nobel per la letteratura nel 2024
Tante sono le opere esposte: alcune in particolar modo sono dedicate al tema simbolico del rifugiato, come la serie “Refugees”, concepita durante il soggiorno romano dell’autore stesso.
Attraverso queste iconiche realizzazioni, l’ipotetico spettatore errante riflette sull’inconsistenza psico-fisica dell’equilibrio umano, sempre e di continuo a rischio caduta.
Ma la nostra attenzione è rapita del tutto e visceralmente dal candore del gesso, che irradia e acceca, scartavetra e disturba, abbaglia e richiama.
La visione dello spettatore: apnea bianca
La nuova personale di questo straordinario poeta plastico è un tortuoso e labirintico viaggio, verso la tenue e pallida realtà semantica – densa di significato – che nascondiamo nel profondo dell’animo.

Babele, 2025, Mattatoio di Roma, Padiglione 9a
Resti di corpi, e pelle in frantumi: l’essenza dell’uomo fugge, si nasconde e crolla, ma si riattiva, sempre.
L’intero allestimento è pura apnea, ricca di emozione, ed è chiara, limpida e stupefacente: l’artista stesso ci ricorda che “… il mondo che ci circonda può cambiare ogni giorno improvvisamente e può essere fatto a pezzi come la Torre di Babele, un’amata città natale che si trasforma in una terra di paura”.
Inaspettatamente allora, lo spazio natìo che ci accoglie e culla da sempre, diventa inesorabilmente la prigione del nostro respiro; manca l’aria, e il bianco, non più immacolato, ma pallido e cereo, ci soffoca e ci logora, costringendoci alla fuga.
Ecco allora che il linguaggio a–tono e niveo dell’artista ci offre l’unica via di uscita possibile: la purezza della ri-nascita, nel nome di quello stesso filo sottile che ci ha costretto all’abbandono e alla resa.
Bianco avvolgente, morbido e fluttuante. Ancestrale, rovinoso, conturbante. Bianco, improvviso, sfuggente, spezzato.
In quanto forme di umanità, siamo allora un po’ tutti anime erranti, in cerca di un luogo dove riposarsi, stabilirsi e infine fermarsi.
Ancora fino al 11 gennaio 2026. Da non perdere.
Vania Lai
Foto: Vania Lai
Keisuke Matsuoka
Le forme dell’umanità
a cura di Tomoko Asada
dal 12 novembre 2025 all’11 gennaio 2026
Mattatoio di Roma, Padiglione 9a
Piazza Orazio Giustiniani 4 – 00153 Roma
Ingresso gratuito
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura
Orari
dal martedì alla domenica, dalle ore 11.00 alle 20.00
Lunedì chiuso
Info
Facebook: @mattatoioroma
Instagram: @mattatoio
Mostra promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo
in collaborazione con Latitudo Art Project
da un’idea di Ivana Della Portella, Vicepresidente Azienda Speciale Palaexpo
