Nel 1461, la pittrice Lavinia Alinari è ospite alla corte di Urbino, dove si ritrova coinvolta in una serie di delitti annunciati da oscuri messaggi firmati Nemesis. Insieme a lei, il suo grande amore segreto, l’artista Piero della Francesca. Tra passaggi segreti, arte e sospetti, ‘L’artista e il signore di Urbino’ di Montani è un giallo storico ricco di fascino e suspence
“Avevo fantasticato così tante volte di rivederlo nelle più svariate circostanze che un senso di irrealtà mi fece dubitare delle mie percezioni. Perché tutto avrei immaginato nell’accettare l’invito della contessa di Urbino, ma non che in questa città sperduta fra gli Appennini avrei potuto ritrovare Piero.”
Con ‘L’artista e il signore di Urbino’, pubblicato a marzo 2025, la scrittrice Chiara Montani chiude in bellezza la trilogia inaugurata con “Il mistero della pittrice ribelle” e proseguita con “La ritrattista”, tutti editi da Garzanti.

Nonostante sia l’ultimo capitolo di una serie, la narrazione è calibrata per essere accessibile a sé stante, e ci si può godere il romanzo anche senza aver letto i libri precedenti.
Si tratta di un giallo storico d’atmosfera, capace di trasportare il lettore nel cuore del Rinascimento italiano e nella mente acuta e sensibile di Lavinia Alinari, una pittrice costretta a celare le sue capacità poiché, nel Quattrocento, dipingere non era considerata un’attività per le donne.
“Conscia che la mia presenza avrebbe potuto non essere gradita a tutti, avevo fatto del mio meglio per rendermi invisibile, mi ero seduta in fondo alla stanza ed ero rimasta per tutto il tempo immobile, senza mai aprire bocca. Ciò nonostante, non erano stati pochi gli sguardi perplessi, spesso di sufficienza, con cui gli artisti mi avevano accolta.”
Alla corte di Urbino: tra arte e morte
Le vicende prendono il via durante una cerimonia svoltasi a Roma, durante la quale Lavinia conosce la contessa Battista Sforza, moglie del signore di Urbino Federico da Montefeltro. Tra le due nasce da subito una profonda intesa, una sintonia istintiva che porta Battista a invitare Lavinia presso la corte di Urbino.
Lì, tra gli arazzi e le ombre del palazzo, Lavinia si imbatte in una figura del suo passato: Piero della Francesca. Il celebre pittore, allievo dello zio di Lavinia e grande amore della sua vita, lavora alla corte come artista ufficiale. Rivederlo dopo tanto tempo risveglia in lei emozioni sopite e ferite non del tutto rimarginate.
Il loro legame, che pareva sepolto, torna a pulsare sotto la superficie con intensità. Ma se da un lato Lavinia si espone con sincerità emotiva, Piero si mostra più sfuggente, per proteggere entrambi in un ambiente dove ogni gesto viene osservato e ogni parola può essere un rischio.
Intorno a loro, la corte si fa teatro di sconvolgenti misteri. Una morte sospetta ha preceduto l’arrivo della famiglia ducale e altre ne seguiranno, ciascuna annunciata da un messaggio enigmatico firmato Nemesis.
Questi scritti denunciano la complicità delle future vittime in presunti scandali legati a Federico da Montefeltro, pertanto l’indagine prende una piega inquietante e personale. Chi si cela dietro lo pseudonimo? E quale verità vuole davvero svelare?
“[…] l’incertezza del futuro, il sentore di morte planato sull’intera corte mi avevano lasciato addosso un turbamento senza nome, che era andato chissà come a saldarsi con i ricordi più bui della mia esistenza. Per tutto il giorno, dolorosi frammenti del mio passato si erano agitati impietosi dentro di me, sovrapponendosi allo strazio di quanto accaduto. E quel canto, con il suo incedere ossessivo, ipnotico e apocalittico, pareva dar loro vigore, renderli più acuti e affilati, come piccole lame che mi laceravano l’animo.”
L’artista e il signore di Urbino: perdersi in un labirinto di storia
Montani è abile nel costruire un intreccio complesso, popolato da una miriade di personaggi che si muovono tra stanze segrete, corridoi sorvegliati e passaggi nascosti degni di un romanzo di spionaggio.
A tal punto che l’autrice, con grande accortezza, all’inizio del romanzo fornisce al lettore due strumenti preziosi: un elenco dei soggetti, completo di ruoli e relazioni, e una mappa dettagliata del palazzo, indispensabile per orientarsi nei movimenti – talvolta rocamboleschi – di Lavinia e Piero. Una scelta editoriale utile e intelligente, che alleggerisce la fatica di seguire gli snodi narrativi più intricati.
Uno dei punti di forza del romanzo è il rapporto tra Lavinia e Battista Sforza. Entrambe donne indipendenti e dotate di un’acuta intelligenza, nonostante il contesto storico che relega le figure femminili a ruoli marginali, riescono a instaurare una relazione profonda, fondata sul rispetto reciproco, sull’ammirazione e su una complicità che va ben oltre la convenienza sociale.
Le loro conversazioni, i silenzi condivisi, le scelte che compiono fianco a fianco infatti restituiscono un’immagine potente della solidarietà femminile in un’epoca che raramente le concedeva spazio.
“Non potevo credere che per me Battista fosse disposta a tanto, venendo meno ai suoi principi. Ne fui commossa a tal punto da sentir voglia di piangere, perché la sua amicizia mi era cara almeno quanto lei stava dimostrando di tenere alla mia. Mi stava offrendo il suo appoggio incondizionato, senza neppure chiedermi nulla.”
Voci di ieri, penne di oggi
A narrare la vicenda in prima persona è Lavinia stessa, la cui voce limpida e riflessiva ci guida non solo attraverso i misteri della trama, ma anche nel suo universo interiore: i dubbi, i sentimenti contrastanti, la tensione tra desiderio e razionalità.
È anche per questo che il lettore percepisce più chiaramente le emozioni di Lavinia rispetto a quelle di Piero: filtrate dallo sguardo innamorato ma lucido della protagonista, le reazioni dell’artista sembrano sfuggenti, trattenute da un contesto che non lascia spazio a passioni dichiarate e per questo, fino alla fine, non è chiaro al lettore se e quanto l’uomo sia coinvolto sentimentalmente.
In tutto ciò, lo stile di Chiara Montani è evocativo ma mai ridondante. Sa restituire con efficacia i dettagli storici e artistici dell’epoca – dalle tecniche pittoriche all’organizzazione della vita di corte – senza mai appesantire la narrazione. La tensione gialla si mescola con grazia ed equilibrio al ritratto storico e alla storia d’amore.
‘L’artista e il signore di Urbino’ è quindi un degno epilogo di una trilogia affascinante, che riesce a coniugare mistero, arte, passione e femminilità con grande armonia. Un romanzo che intrattiene e arricchisce, facendo desiderare – una volta girata l’ultima pagina – che la storia della straordinaria Lavinia non sia davvero finita.
Eva Maria Vianello
Biografia
Chiara Montani, architetto di formazione, ha lavorato nel campo del design, della grafica e dell’arte, esplorando varie tecniche e materiali, e partecipando a esposizioni in Italia e all’estero.
Specializzata in arteterapia, conduce da anni atelier sulle potenzialità terapeutiche del processo creativo. Con Garzanti ha pubblicato anche “Il mistero della pittrice ribelle” (2021), suo romanzo d’esordio, “La ritrattista” (2022) ed “Enigma Tiziano” (2023).
L’artista e il signore di Urbino
Chiara Montani
Edizioni Garzanti
Collana Narratori moderni
Genere Giallo storico
Anno 2025
Pagine 400
