In occasione dell’Anniversario della Liberazione, il teatro Elfo Puccini di Milano ha proposto ‘L’Agnese va a morire’, dal romanzo del 1949 di Renata Viganò. Il monologo celebra anche il genere femminile, non solo perché Cinzia Spanò e Federica Furlani sono entrambe donne, ma perché viene rappresentata una visione controcorrente della Resistenza, che sta emergendo nel panorama culturale italiano degli ultimi anni
Agnese è una lavandaia anziana, povera e analfabeta, che vive una vita semplice accanto al marito Palita. L’uomo viene deportato per aver ospitato un disertore. Inoltre, quando un tedesco uccide la gatta della famiglia, la protagonista spara al soldato, così è costretta a fuggire e a unirsi ai ribelli.

Il suo ruolo tra i partigiani sarà quello della staffetta, muovendosi senza destare sospetti proprio a causa della tarda età. Non è un’eroina tradizionale: è goffa, con una mentalità pratica e poco esperta di politica, ma è affidabile, resistente e determinata, e ciò la rende una preziosa presenza per la lotta partigiana.
Non è certo uno spoiler raccontare la conclusione, infatti essa viene preannunciata sin dal titolo: ‘L’Agnese va a morire’. Durante un’azione, viene catturata e uccisa; una fine priva di ogni eroismo spettacolare, che la trasforma tuttavia in un simbolo della lotta.
L’Agnese va a morire: una regista grintosa e uno sguardo penetrante
La regia, la voce narrante e l’interpretazione di alcuni personaggi sono nelle mani di Cinzia Spanò, che ha scelto un ritmo energico grazie non solo al continuo dinamismo della prossemica, ma anche ad un volto estremamente espressivo: i suoi silenzi pietrificano la platea e comunicano ciò che non può essere detto a parole.
Il suo corpo trasuda emozioni e la drammaturgia ha saputo adattarsi egregiamente all’energia della teatrante. L’opera trasmette speranza, passione e voglia di costruire un futuro nonostante il cieco desiderio di vendetta.
In ‘L’Agnese va a morire’ la fuggitiva rappresentata è molto diversa da quella delineata da Renata Viganò nel romanzo del ’49, soprattutto dal punto di vista fisico. La Spanò appare infatti molto più giovane della popolana immaginata dall’autrice e possiede l’energia luminosa di una donna quarantenne. Non si tratta però di una critica, bensì di una precisa scelta interpretativa che conferisce all’opera un tocco personale e un significato differente.
Musica dal vivo sul palcoscenico
Federica Furlani si è occupata dell’apparato sonoro e musicale come una silenziosa e immobile presenza sul palcoscenico, con uno sguardo serio e concentrato. Seduta ad un tavolino, la violinista non crea una colonna sonora d’accompagnamento, poiché i suoni che produce sono parte viva della narrazione.
Si instaura così un dialogo potente tra voce e suono, quasi come se quest’ultimo fosse un secondo personaggio. Le sonorità sono minimaliste, spesso elettroniche o trattate con loop, droni e timbri rarefatti. Non sono state privilegiate musiche tradizionali, ma texure sonore che evocano la durezza della guerra, il paesaggio della pianura, la solitudine e la resistenza interiore dell’anziana rivoltosa.
A tratti la melodia si fonde con la parola: si insinua tra le pause, sottolinea alcune frasi, amplifica il peso emotivo senza essere invadente, accelerando nei momenti di tensione e dilatando quelli più intimi, creando il respiro del racconto. Tale tecnica può essere paragonata al sound design teatrale performativo.
Il dramma trasmette un potente messaggio adatto anche ai più giovani: la Resistenza come raccontata in ‘L’Agnese va a morire’ non deve essere dimenticata e il teatro Elfo Puccini ha egregiamente saputo dare il suo contributo.
Valeria Vite
Teatro Elfo Puccini di Milano
26 aprile
L’Agnese va a morire
dal romanzo di Renata Viganò
Mise en espace Cinzia Spanò
Musiche originali Federica Furlani
con Cinzia Spanò e Federica Furlani
Costumi Elena Rossi
Produzione Teatro dell’Elfo, Effimera Teatro
con il sostegno di Audrey Anpi
