Editoriale 120.

La bellezza dovrebbe distrarci dalla rapidità quotidiana
Parlare dal vivo ci salverà
Il mio Editoriale 120., vi confesso, che è stato partorito per le nostre anteprime grafiche, nate per raccontare la settimana su Brainstorming Culturale. In attesa che mi metta in video e sperimentare contenuti fruibili e meno statici.
In effetti, le anteprime grafiche sono ferme da un po’. Avrei dovuto riprenderle a settembre, ma sin dopo le vacanze estive, ho sentito sulle spalle tutto il peso del mondo, che mi ha fatto affievolire e appassire un poco. Sembra, infatti, che tutto svanisca in polvere che poi si dissolve nel vento.
L’anno appena iniziato di certo non mi ha aperto a rosee visioni, anzi. Ha immediatamente messo tutti di fronte al gran caos che stiamo creando. Colpa nostra se continuiamo a fidarci di politici poco capaci, per nulla competenti e che si sentono i padroni del mondo, a dar loro voce senza che ne abbiano competenza e diritti. Anzi, questi ultimi li calpestano. A tutto tondo.
Un po’ di tempo fa mi sono trovata a parlare con un mio collaboratore, un signore di altri tempi sia nell’animo sia nei modi. Potrei definirlo un lord, un gentiluomo che crede nel progetto e soprattutto in me.
Disquisivamo di bellezza. Nessuno ne parla. Pochi tendono a vederla, osservarla, a guardarla nel profondo. Una parola che racchiude in sé il valore dell’esistenza, per non impoverirla ulteriormente.
Editoriale 120.: disciplina dello sguardo
Dunque. È un po’ come ricominciare da capo. Un non chinare il capo sui nostri cellulari, bensì aprire lo sguardo all’oltre, più in là della punta del nostro naso che sembra farci da muro con l’orizzonte di fronte.
Un respiro profondo, è da considerare, la bellezza. Un panorama, un tramonto, i suoni della musica ostacolati dal quel ritmo quotidiano e frenetico, che si spengono dai numerosi squilli e bip dei dispositivi elettronici. Distraenti.
Un immergersi in un concerto di assolo, ove luci, note di pianoforte, voci all’unisono, si amplificano. E il protagonista, appunto, ci ribadisce che la bellezza è da custodire. Puntarla per essere vigili alla vita.
Ho la sensazione che i cellulari siano divenuti ormai i nostri compagni di viaggio, che non ci permettono più di stare con gli altri. I social rimpiazzano le conversazioni e le sane domande del: “Ciao, come stai?”, “Che hai fatto durante le vacanze appena trascorse?”.
Vediamo invece tutto su FB e IG. Non ci rimangono dunque che delle immagini per pensare che gli altri, forse, stiano bene.
Vuoto e solitudini
Ci stiamo perdendo dentro bicchieri vuoti che apparentemente riempiono le nostre solitudini. Colmiamo così i giorni senza respiro, pensando “questo lo posso pubblicare”, per conquistarci un mi piace. Anzi, più di uno.
Poesie, pensieri, offese, sproloqui, ormai sono all’ordine del giorno senza più diritto all’essere educati.
Pure sui mezzi di trasporto siamo soggetti alla confusione. Ascoltiamo gli audio senza cuffie, come fossimo ognuno in casa propria, disturbando gli altri.
Se invece fossimo capaci a fare più silenzio? Se invece fossimo capaci di aprire un libro? Se invece fossimo capaci di raccontarci meglio senza più metterci in mostra?
Probabilmente il senso della bellezza rifiorirebbe con più linfa.
Annalisa Civitelli
