Il Milano Fringe Off sta quasi per finire: termina infatti domani 12 ottobre. Il festival per quasi due settimane ha animato il capoluogo lombardo grazie ai vari eventi proposti in luoghi diversi. ‘La città del sole’ è stato uno degli spettacoli in programma, in cui il regista Francesco Mazza esalta la drammaticità e la follia della vita
E quindi? Esiste una domanda più radicale, filosofica, ma anche più autenticamente teatrale? Dentro questo interrogativo si trova il confine tra la piú spericolata intelligenza, la più complessa filosofia e la più smaccata demenzialità, sia come metodo sia (talvolta può accadere) come esito.

Su questo margine si muove anche ‘La citta del sole’, che porta il teatro Argòmm – per il Fringe Milano Off International Festival – un lavoro che ha il titolo di un’opera di Tommaso Campanella, i codici del teatro dell’assurdo e l’ambientazione di un’America dei margini molto lontana da ogni patina pop.
In scena due figure, Momo e Rojo, e oltre la soglia del visibile una terza, Connie, vera protagonista della pièce in assenza, evocata come sogno, aspirazione, oggetto di devozione e protezione dalla crudeltà del mondo che al fascino ereditato dall’immaginario pop lascia solamente i nomi, come Harlem o la New York, che ha colonizzato l’immaginario del mondo.
Al contrario, quello che compare sulla scena è un non luogo indefinito e surreale, in costante mutamento, nel corso di un trasloco senza sapere da e verso dove.
La città del sole: marginalità dolente ed epica
Difficile, ma senz’altro superfluo, svolgere in una linea piana gli avvenimenti che Ruggero di Noia e Moreno Agnella fanno accadere in scena, tolta l’evocazione a Connie e a una marginalità dolente eppure a suo modo epica.
Forse per evocarla, restando negli Stati Uniti, nei quartieri e nei tempi dove gli artisti potevano ancora pagarsi uno scalcinato tetto sopra la testa per sessanta dollari al mese, si potrebbe scomodare la liminalità lisergica e sfrontata dei poeti Beat.
Loro, capaci di raccontare il mondo nella sua spietata poesia adattando i significati in nome del ritmo, dell’atmosfera, e che per dire le verità più sincere sceglievano di giocare con l’irreale, tenere insieme i mondi e i registri, tra il carnale e il religioso, e adattare la lingua alle esigenze dell’arte.
Se i due attori in scena per raccontare il loro lavoro parlano di decalage, di scarto esistenziale e poetico, dentro e di lato, forse si potrebbe scomodare la tecnica Burroghsiana del cut up.
Una partitura jazz di parola e di movimento
‘La città del sole’, in effetti, come l’opera poetica dell’autore del “Pasto Nudo”, è una composizione caoticamente studiatissima di frammenti che si sovrappongono e si moltiplicano, si parcellizzano per creare significati nuovi.
Una partitura jazz, inoltre, di parola e di movimento, sfida e scherzo, rabbia e tenerezza infantile che si rincorrono, giocano e sfidano, in un disordine controllato da una regia, di Francesco Mazza, che si accorda sullo stesso suono.
Si finisce cosi risucchiati, come i protagonisti, dentro un vortice di dubbio, dove la follia è la sola grammatica possibile, e la consapevolezza che – come diceva De Gregori – la pretesa di dare una linearità fredda e votata a una asettica comprensione non vale che dieci lire.
Non resta che farsene trascinare, in una forsennata danza scomposta che non é altro che ciò che fuori scena facciamo ogni giorno illudendoci della nostra razionalità: darsi l’illusione di esistere.
Luisella Polidori
Festival Fringe Milano Off 2025 – Teatro Argòmm
La citta del sole
2-3-4-5-9-10-11-12 ottobre
Regia Francesco Mazza
con Ruggero Di Noia e Moreno Agnella
Luci Francesco Mazza
Costumi Caterina Belloni
Produzione Argòmm Teatro
