Ormai affezionato al teatro Off Off di Roma, Antonio Mocciola è tornato dal 25 al 29 marzo per presentare agli spettatori della struttura di via Giulia ‘La cerimonia dell’assenzio’, un singolare spettacolo che racconta la dibattuta relazione tra i poeti Arthur Rimbaud e Paul Verlaine
A Parigi, sul finire dell’800, i tre poeti Paul Verlaine, Arthur Rimbaud e Isidore Lautréamont conducono un’esistenza in bilico fra genio e follia, condizionata dall’immaginazione sfrenata, dall’alcool e dalla droga: il risultato di quelle condotte estreme è un’arte insuperabile, ma anche dei rapporti personali allucinati e sofferenti nei quali è sempre più labile il confine fra divino e terreno e fra vero e falso.

Rimanendo fedele al proprio stile ormai consolidato, Antonio Mocciola concepisce un lavoro di forte impatto visivo: ‘La cerimonia dell’assenzio’ è uno spettacolo che vede i protagonisti recitare nudi integralmente per tutto il corso dell’azione e che insiste su tesi come l’autodistruzione, gli amori tormentati e la connessione tra vita e morte.
La cerimonia dell’assenzio: poesia e filosofia
La rappresentazione infatti, messa in scena con un copione connotato da un linguaggio aulico e verboso e con la regia – di Giuseppe Brandi – che esalta le atmosfere cupe, buie e oniriche della storia, ha tutti gli elementi fondamentali della firma di Mocciola e appare immediatamente come un’opera controversa.
Il tema del testo è affascinante e stimolante per chiunque ami la poesia, non necessariamente quella dei poeti maledetti, ma indica con decisione anche un insieme di concetti filosofici e antropologici che permangono e diventano determinanti ancora oggi.
I tre protagonisti del lavoro sono lo stesso regista Giuseppe Brandi, Emanuele Di Simone e Francesco Petrillo: soprattutto i primi due attori, impegnati sul palco dall’inizio alla fine dello spettacolo, si mostrano complici e affiatati impersonando Verlaine e Rimbaud con verosimile trasporto e passione.
Teatro sofisticato
Sebbene i tre interpreti si servano di una recitazione artefatta e manieristica, questo non compromette la qualità di ‘La cerimonia dell’assenzio’ e, anzi, conferisce all’intero allestimento scenico una sfumatura elegante e sofisticata ormai sempre più rara.
‘La cerimonia dell’assenzio’ potrebbe risultare disturbante per alcuni spettatori e senza dubbio, sotto la guida di Mocciola, si accanisce su aspetti che vengono esasperati; nella sua globalità però l’opera è un curato esempio di teatro che aderisce senza sbavature alle tinte alienate che il testo racconta.
Gabriele Amoroso
Teatro Off Off
dal 25 al 29 marzo
La cerimonia dell’assenzio
di Antonio Mocciola
Regia Giuseppe Brandi
con Giuseppe Brandi, Emanuele Di Simone e Francesco Petrillo
Assistente alla regia Sissy Brandi
Ricerche storiche Roberto Schena
Musiche originali Andrea Causapruna
