Al teatro India di Roma, dall’8 all’11 gennaio, è andato in scena ‘In nome della madre’, rilettura laica della storia di Maria, tratto da un testo di Erri De Luca, pubblicato vent’anni fa, e sapientemente diretto da Gianluca Barbadori
Sul palco del teatro romano domina la scena Miriàm/Maria, interpretata dalla bravissima Galatea Ranzi, folgorata dalla consapevolezza del suo destino straordinario, anticipatole, com’è noto, dall’Annunciazione.

Una condizione straordinaria la sua, che sembra essere rappresentata dal cerchio luminoso del palco, in contrasto col buio della sala, e da costumi dai colori vivaci, ideati da Lia Francesca Morandini.
Un’atmosfera che prepara il pubblico a un racconto delicato, narrato in prima persona da Miriàm, ma allo stesso tempo, energico e vibrante, delle ragioni di una giovane ragazza ebrea, di fronte a una scelta che trabocca di fiducia, bellezza e di speranza, nonostante “il mondo“.
La sua è un’energia contagiosa, che trasmette a Iosef/Giuseppe, suo promesso sposo, il quale decide di confermare le nozze con la sua Miriàm.
Sulla ragazza, tuttavia, incombe il disprezzo della comunità e il rischio della lapidazione, ma non tentenna neanche per un attimo di fronte al suo destino, anche quando arriva la notizia che i Romani, occupanti la Galilea, hanno organizzato un censimento. Così Miriam/Maria e Iosef/Giuseppe partono alla volta di Betlemme.
In nome della madre: attesa e mistero di una gravidanza
Per buona parte dei 75 minuti dello spettacolo il monologo di Miriàm si concentra sull’attesa e sul mistero della gravidanza. La ragazza ebrea è poco più di una bambina, che si ritrova ad accogliere nel suo grembo il figlio di Dio, Ieshu, salvatore dell’umanità.
Così decide di custodire con amore “il segreto sussurro della vita”, e anche quando sale su un’asina per il viaggio verso Betlemme, è ben consapevole di “camminare in due” in un unico minuto corpo, prefigurando il “mistero saputo della nascita”.
I versi nati dalla penna di Erri De Luca, che si rifà per scrivere l’opera al Talmud, e a studi biblici e storici, si riconoscono in tutta la loro sapiente e semplice aderenza alla vita. E così la maternità di Miriam diventa la maternità di tante donne che, nonostante difficoltà e asperità, scelgono di far nascere i propri figli.
Nel testo di De Luca la giovane della Galilea partorisce da sola, mentre nei vangeli si racconta la presenza di Giuseppe che, però, non partecipa direttamente al parto. “Nella grotta il bue accolse bene i due ‘intrusi’, la cometa in cielo è come una lanterna”.
Una narrazione dalla scrittura intima e delicata
Nel racconto si delinea nitidamente anche il ruolo di Iosef, a cui un angelo impose, durante un sogno premonitore, di prendere in moglie Miriàm. E lui non ci pensa due volte.
“Ti sei messo contro – riflette la gestante – tutta la comunità di Nazareth. Quella di un uomo che cambia parere per essere d’accordo con la donna che ama è la più grande prova d’amore che possa dare. All’alba di metterò sulle ginocchia Iesus, cresciuto in me senza lievito d’uomo”.
‘In nome della madre’ di Erri De Luca, fatto di una scrittura intima e delicata, viene esaltato dalla grazia della protagonista. In lei ritroviamo tutto il sapore dolceamaro di una storia cristiana per credenti e laici, che ha in sé temi e risvolti eterni, il cui messaggio più potente è che l’amore, se alimentato da rispetto e coraggio, può davvero tutto.
Anna Merola
Foto: Rosellina Garbo
Teatro India
In nome della madre
dall’8 all’11 gennaio
di Erri De Luca
Regia Gianluca Barbadori
con Galatea Ranzi
Costume Lia Francesca Morandini
Produzione Teatro Biondo Palermo
in collaborazione con soc. coop. Ponte tra Culture / AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali
con il patrocinio di Regione Marche
