Può la bellezza celare il male? Il PACTA salone di Milano ha ospitato un grande classico della letteratura vittoriana, rivisitato appositamente per il palcoscenico. Si tratta de ‘Il ritratto di Dorian Gray’, di Oscar Wilde, a cui Annig Raimondi presta la sua arte registica. Tre attori in scena; il protagonista interpretato da una splendida fanciulla e il celebre dipinto evocato da una finestra da cui un riflettore proietta una luce di vario colore
Dorian Gray è un giovane dalla bellezza fuori dal comune che stringe un patto con il demonio: il ritratto realizzato dal suo amico Basil invecchierà al suo posto e rifletterà la corruzione della sua anima, mentre a lui rimarrà un’apparente innocenza e il fascino dell’adolescenza.

Stregato dalla filosofia dandy, estetizzante e libertina di Henry, il seducente efebo commetterà ogni sorta di peccato, sfruttando le persone e talvolta inducendole al suicidio. Gray uccide Basil per poi girare il mondo approfittando dell’energia e della spensieratezza degli anni d’oro che, nel suo caso, non sono destinati a concludersi.
Travolto dal rimorso distruggerà il quadro, provocando così la sua stessa morte sotto lo sguardo esterrefatto di Henry.
Il ritratto di Dorian Gray: una donna nei panni del personaggio
Anna Germani veste i panni del protagonista, conferendogli un volto biondo, sensuale e angelico. Si tratta di una scelta singolare, soprattutto considerando che il romanzo di Oscar Wilde esalta il corpo maschile, celebrato dallo scrittore anche da un punto di vista erotico.
I costumi di Nir Lagziel riescono a trasformare una donna in un uomo senza alterarne la delicatezza dei tratti, con risultati notevoli. Tale risultato appare ancora più sorprendente se si considera la semplicità degli indumenti e della parrucca a caschetto.
L’attrice dimostra una notevole presenza scenica e ha un volto che resta impresso; tuttavia, forse a causa della giovane età, tende a enfatizzare eccessivamente i momenti di maggiore pathos, sacrificando in parte la complessità del personaggio.
Resta comunque evidente il talento di un’interprete da cui ci si possono aspettare risultati importanti.
La rappresentazione del male
La regia opta per uno stile realistico e dinamico, sfruttando efficacemente le scenografie di Isolde Michelazzi e i numerosi oggetti di scena.
Per rappresentare la corruzione, Francesco Errico, Anna Germani e Stefano Tirantello indossano maschere grottesche e inquietanti: un elemento assente nell’opera originale, ma introdotto dal regista e capace di modificarne significativamente il significato.
La vanità di Dorian Gray si concretizza in quattro teste di manichino, utilizzate soprattutto nelle prime scene. L’idea risulta potenzialmente efficace, ma non è sviluppata con sufficiente chiarezza: tali elementi vengono infatti facilmente confusi con il ritratto di Basil.
Una riduzione all’osso e i cromatismi
La drammaturgia si mantiene fedele al testo originale, includendo numerose citazioni e aforismi. Tuttavia, un’opera così ricca e complessa difficilmente può essere condensata in settanta minuti senza perdere profondità: molti dettagli risultano sacrificati o troppo semplificati, rendendo la tragedia più adatta a un pubblico alle prime armi.
Una voce registrata, accompagnata da un effetto eco, scandisce alcuni passaggi della trama; tuttavia, questo elemento di matrice gotica si discosta dalle raffinate descrizioni del romanziere irlandese, contribuendo a delineare una visione registica personale ma distante dall’originale.
Il ritratto di Basil muta colore in scena grazie a un riflettore nascosto dietro la cornice, in relazione ai contenuti recitati. Sarebbe infatti stato interessante approfondire il linguaggio cromatico adottato: ad esempio, l’assassinio del pittore si tinge di rosso, colore simbolo di sangue, morte, rabbia e orrore.
Nel complesso, ‘Il ritratto di Dorian Gray’ è soprattutto adatto a una platea che si avvicina per la prima volta al teatro, fondato su un’adattamento che, pur con i suoi limiti, valorizza una dimensione più accessibile e popolare della scena teatrale.
Valeria Vite
Foto: Emma Terenzio
PACTA Salone | Milano
dal 9 al 19 aprile
Il ritratto di Dorian Gray
ovvero La moda dell’Eccesso
di Oscar Wilde
Drammaturgia e regia Annig Raimondi
con Francesco Errico, Anna Germani e Stefano Tirantello
Assistente alla regia Filippo Natola
Costumi Nir Lagziel
Creazioni Sembianze preziose di Marlene Pisati
Disegno luci Manfredi Michelazzi (AILD)
Scene Isolde Michelazzi
Musiche originali “You go, you charm” di Maurizio Pisati, “Tannhäuser” di Richard Wagner
Si ringraziano
Elena Polvani, Fulvio Michelazzi, Eliel Ferreira De Sousa e Michele Magliaro
Produzione PACTA dei Teatri
