Le opere d’arte hanno da sempre aiutato Sara a districarsi nella vita. Quelle che la mamma le mostrò da piccola, che lei ha studiato e coquelle con cui ora, da adulta, cerca di leggere il mondo che la circonda, descritto ne ‘Il poster di mademoiselle C’ , il romanzo di Paola Latorraca, edito da Edizioni Croce
“‘Per Lei lavoro e passione coincidono, ha l’arte nel DNA!’ mi disse lui superata la stazione di Bologna, dopo avermi sentita citare quadri e pittori tutto il tempo”.
Sara è una giovane appassionata di arte, figlia di un diplomatico e di una insegnante. La carriera del padre le ha imposto traslochi in giro per il mondo durante l’infanzia e l’adolescenza; la passione della madre è diventata anche la sua. Lavora presso un’agenzia di eventi in cui, grazie al suo bilinguismo, viene inviata (spesso senza preavviso) in giro per l’Italia.

Sara infatti non ha una famiglia, e mantiene una base a Roma nella casa che fu dei suoi nonni, con l’amata terrazza che si affaccia sui giardini di villa Torlonia.
È una ragazza timida che spesso affronta le situazioni quotidiane attraverso il paragone con i quadri che ha potuto ammirare e studiare nella sua vita. Confronta spesso luoghi e persone a quelli delle tele dei grandi pittori del passato, e ciò la rende bizzarra, ma simpatica, agli occhi di chi la incontra.
La conosciamo mentre fa visita a una nobile donna proprietaria di uno dei villini liberty del quartiere romano di Monteverde, con cui dovrebbe collaborare per la messa a punto di una collezione di opere d’arte private che appartengono all’anziana donna.
“È una collezionista di origini meridionali, ricordi? Devo presentarle il progetto per trasformare una palazzina all’Aventino di sua proprietà in fondazione-museo. Intende raccogliere la sua collezione privata ed esporla per raccogliere fondi da destinare a opere di bene. È un gesto nobile e, incrociando le dita, in poco più di un anno il museo aprirà le porte a romani, turisti e scolaresche.”
Il poster di mademoiselle C: una trama “pittorica”
La storia de ‘Il poster di Mademoiselle C.’ è curiosa e singolare. È costellata di delicate coincidenze descritte in modo naturale e spontaneo, come spesso accadono nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, in alcuni passaggi, la narrazione risulta ridondante e arricchita da dettagli che la rendono banale e prevedibile.
Sara e la nobildonna, la signora Cordelli Puskin La Manna, si piacciono fin da subito e il momento dell’incontro è il pretesto con cui Sara mette al corrente la signora (e noi lettori) delle piccole travagliate esperienze che l’hanno condotta fin li, e dell’incontro con un giovane e bellissimo avvocato milanese di nome Giulio.
Una scrittura bidimensionale
Se dovessimo mutuare dalla protagonista lo stesso approccio comparativo con l’arte, definiremmo la scrittura di Latorraca bidimensionale, come le opere pittoriche, invece che plastica.
Nel corso del racconto, l’autrice si focalizza sui fatti piuttosto che sui personaggi, provocando la restrizione dei racconti a meri episodi avvenuti. Ciò fa perdere rotondità alle vicende, e non permette ai lettori di conoscere i protagonisti presentati nel loro insieme.
Solo una manciata di aggettivi conferisce un’idea della persona o di ciò che sta affrontando, lasciando la sensazione di un disegno solo abbozzato.
“Aveva un completo scuro e la camicia celestina, che metteva in risalto il suo volto abbronzato. Anche i capelli erano scuri, come gli occhi. Rimasi colpita dal suo sguardo determinato, sembrava il classico uomo capace di cavarsela in ogni occasione, con la risposta giusta in ogni momento.”
La più classica delle storie
Durante il recente periodo natalizio, sono esplose le parodie dei film americani di natale, in cui giovani donne rampanti che vivono solitamente in grandi metropoli come New York, tornano nel loro paese d’origine per le feste.
Quando un imprevisto le trattiene, controvoglia, più del tempo previsto, si imbattono in una vecchia conoscenza del passato che le riporterà a riscoprire il sapore dell’autentica felicità.
La sensazione che noi lettori riceviamo, leggendo le pagine de ‘Il poster di Mademoiselle C.’ è simile a quella con cui assistiamo ai film con formule happy ending. Dunque, sappiamo già a cosa andremo incontro. Le evoluzioni narrative porteranno alla via di fuga prospettica già disegnata agli angoli del quadro.
Solo l’incontro di Sara con un famoso jazzista americano, Jill Bento, fa vacillare la sicurezza di vedere le due linee ricongiungersi. Incertezza amplificata anche dalla lunghezza dell’intervallo di tempo in cui si svolge la storia, che ci introduce il secondo aspetto del romanzo.
“Bento non mi tolse gli occhi di dosso, proprio come aveva fatto il giorno che lo avevo conosciuto. Mi osservava con quel suo sguardo penetrante e indagatore che mi aveva colpita ogni volta che lo avevo incontrato, ma non riuscivo a guardarlo negli occhi o ad aprire bocca.”
Un tempo impressionistico nel poster di mademoiselle C.
La gestione del tempo ne ‘Il Poster di Mademoiselle C’ non è lineare, e sembra quasi non seguire una stesura premeditata. Se invece la possiede, come lettori non siamo riusciti a coglierne il senso compiuto.
Singulto analettico
L’espediente dell’analessi (il cosiddetto flashback), seppur molto conosciuto e abusato sia in letteratura sia nel cinema, conferisce dinamismo al racconto; quello che ci sorprende è però il fatto che si tratti di un utilizzo singolo.
Da un certo punto in poi gli eventi scorrono in modo lineare. Sarebbe stato interessante approcciarsi a una trama più complicata, con salti temporali nel passato e nel futuro, come quelli che avvengono nelle trame dei romanzi di Guillermo Arriaga, conosciuto al grande pubblico grazie alla trasposizione cinematografica del più noto regista Alejandro González Iñárritu.
“Sto per tirare fuori le mie emozioni e i ricordi di quello che mi è successo qualche mese fa. Queste signore non immaginano che le travolgerò con un fiume di parole.”
Un tempo narrativo che corre troppo
Di conseguenza, ci lascia perplessi anche lo sbilanciamento con cui si dosa il tempo della narrazione. Nei primi capitoli si assiste allo svolgimento di una storia; subentrano nuovi personaggi e le linee narrative si separano.
Tuttavia gli eventi che le compongono sono troppo compressi nel tempo per cui, in poche pagine, riceviamo notizie di fatti avvenuti nel corso di anni.
Le stesse notizie si sarebbero potute condensare nelle stesse pagine ma utilizzando altri espedienti temporali, che giustificassero al lettore la distanza trascorsa nel tempo.
“Passano i giorni, i mesi e Giulio vive nella costante preoccupazione di non essere all’altezza della situazione.”
Il poster di mademoiselle C: una nuova modalità di romanzare d’Arte
L’idea del romanzo presentato con il paradigma delle opere d’arte è di per sé originale e interessante.
Sarebbe stato probabilmente più avvincente utilizzare riferimenti a opere meno conosciute di quelle riportate nel libro, per dare l’idea di una preparazione artistica davvero approfondita della protagonista.
Nonostante la sensazione rassicurante di ipotizzare già dall’inizio la fine della storia, le peripezie che i personaggi affrontano sono peculiari e concludiamo con curiosità la lettura.
Laura Vespa
Biografia
Paola Latorraca, è nata a Roma ed è laureata in Giurisprudenza. Si occupa di eventi e pubblicità per uno dei principali gruppi editoriali italiani.
Oltre a “Il poster di Mademoiselle C”, ha pubblicato nel 2022 anche il libro “La curva di Miguelito”.
Il poster di Mademoiselle C.
Paola Latorraca
Editore Edizioni Croce
Collana FuoriCollana
Genere Romanzo
Anno 2025
Pagine 256
