Nel mese dedicato all’eliminazione della violenza sulle donne, ‘Il grande scherzo’ di Antonella Di Martino è una lettura intensa, disturbante e necessaria. Arianne torna ad Aosta per chiudere i conti col suo passato e compiere una vendetta lucida e dolorosa. Non si salva nessuno, in questo cocktail esplosivo di famiglie ricche e disfunzionali e traumi irrisolti
[…] avevo conosciuto soltanto l’etica della mia famiglia, molto semplice: un essere umano doveva essere trattato secondo il suo valore. Principalmente, il valore si ereditava dalla nascita, ed era determinato dal cognome, dall’etnia e dal conto in banca. Chi nasceva maschio, sano, bello, ricco e pure con un cognome prestigioso, partiva da una posizione di vantaggio incomparabile.”
A novembre ricorre la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, a cui è dedicato il 25 del mese. Il suo scopo è invitare a riflettere su ciò che spesso accade nel silenzio, nelle case, nelle dinamiche familiari, nel quotidiano invisibile.

‘Il grande scherzo’ di Antonella Di Martino è una lettura che si inserisce con forza e consapevolezza in questo contesto.
Il romanzo, concorrente del torneo letterario IoScrittore del 2022, lascia l’amaro in bocca, toglie il respiro e costringe a guardare in faccia il dolore, la rabbia, la lucida follia che scaturiscono da un trauma represso. Una storia che, proprio per la sua intensità, si legge in uno o due giorni, senza riuscire a fermarsi.
“La mia fine è iniziata, insieme alla vendetta. Mi sento disincarnata, come se avessi già varcato la soglia dell’aldilà. Vedo la fornace infernale sotto di me, eppure non ho paura di cadere; volo sopra le fiamme evase dai gironi inferiori, le supero, mi lascio trascinare dalle correnti per poi rimbalzare in alto, sempre ardente. Che levità poetica!”
Il grande scherzo: la vendetta va servita al freddo della Val d’Aosta
La vicenda si apre con una donna, Arianne, che, sapendo di avere poco tempo da vivere a causa di una malattia, torna nella sua Valle d’Aosta. Non si tratta di una visita di piacere o dovuta alla nostalgia, ma una resa dei conti.
La donna, proveniente da una famiglia molto ricca, porta con sé un passato taciuto, che non viene rivelato subito ma che lentamente affiora tra omissioni, allusioni, memorie spezzate. Sebbene Arianne mantenga il lettore all’oscuro fino alle battute finali riguardo ciò che ha subito, è impossibile non intuire molto presto quale sia la radice del suo dolore.
Questo non toglie forza al racconto: al contrario, la previsione aumenta la tensione, perché ci si ritrova a temere la conferma che si sa essere inevitabile. È come leggere qualcuno che torna indietro nel luogo dell’incendio, sapendo perfettamente cosa troverà sotto le ceneri.
La prosa è scarna, controllata, tagliente. Nessun compiacimento descrittivo, eppure tutto è vivido: i silenzi pesano, il freddo delle montagne è una lama, le case ricche e perfette traboccano di colpa come un muro adornato da un’opulenta tappezzeria si copre di crepe.
“L’intera Valle d’Aosta conta meno abitanti d’un singolo quartiere di metropoli. Sì, ci conosciamo tutti, eppure non c’è niente che ci unisca… niente che io possa condividere. Viviamo come estranei nello stesso appartamento, ed è un appartamento ben pulito e arredato, che malauguratamente può rimpicciolirsi fino a trasformarsi in una trappola.”
Champagne, caviale e nessuna morale
La narrazione alterna la voce di Arianne a quella di Augusto, proveniente anch’egli da una famiglia agiata, con cui la protagonista ha qualcosa in comune. I loro sono legami famigliari del tutto privi di qualsiasi nozione di affetto o responsabilità; sistemi chiusi, deformati, in cui ciò che si prova deve essere represso, negato, punito.
Accanto ad Augusto troviamo Chantal, sua moglie, figura grottesca e irresistibile nella sua miseria morale. Caricaturale, capricciosa, patetica, infantile: una bambina ricca sfondata nel corpo di una donna.
La sua inettitudine è talmente estrema da sfociare nell’ironia. Alcune delle scene che la riguardano fanno sorridere, quasi alleggeriscono l’atmosfera, ma lo fanno in modo disturbante: Chantal non è mai buffa per innocenza, ma per vuoto. È un personaggio che si odia e insieme si guarda con una sorta di incredulo divertimento.
“Sono scesa dall’auto cantando. Ho girato su me stessa a braccia aperte, come una bambina, come se volessi decollare davvero. Che altro? Mi sono sentita importante, per aver compiuto un gesto eroico. Avevo appena liberato il mondo da una crosta infetta. Minuscola, è vero. Ma fetida.”
Una catena di odio a cui prende parte anche il lettore
Ed è qui che la potenza del romanzo si rivela a pieno: non esiste un solo personaggio, oltre ad Arianne e qualche altra rara eccezione, con cui il lettore possa simpatizzare. Al contrario, è costretto a odiarli tutti.
Tutti fanno schifo. Tutti partecipano, in maniera diretta o meno, a una catena di male che si tramanda lungo le generazioni.
Le radici sono i genitori, marci alla fonte, e da quel seme avvelenato nasce una progenie sbagliata, arrogante, crudele. L’unica giustizia possibile è quella che Arianne si riprende da sola.
‘Il grande scherzo’ non chiede indulgenza. Non consola. Non perdona. È una storia di resa dei conti necessaria e terribile. Chi lo legge, con difficoltà lo lascia andare. Chi lo lascia andare, con difficoltà lo dimentica. Anche quando sarà passato novembre.
Eva Maria Vianello
Biografia
Antonella Di Martino è nata ad Aosta nel 1963 e vive a Luni, vicino al mare, in una terra di mezzo tra Toscana e Liguria, con un marito e numerosi amici animali.
Ha conseguito una laurea magistrale in Filosofia a Pisa e una in Scienze della Formazione a Firenze. All’università le hanno consigliato di dedicarsi alla scrittura e lei non si è tirata indietro: ha scritto per anni, soprattutto su ordinazione, per il Web e l’editoria tradizionale, per adulti e bambini.
Ha spaziato tra genere comico e noir, frequentando narrativa, didattica, saggistica. Questo non è il suo primo romanzo, è quello che ha amato e odiato di più.
Il grande scherzo
Antonella Di Martino
Editore IoScrittore
Collana
Genere Narrativa
Anno 2022
Pagine 200
