Al teatro India di Roma, dal 25 febbraio al primo marzo, è andato in scena ‘Il fuoco era la cura’, spettacolo distopico del collettivo Sotterraneo, liberamente ispirato a “Fahrenheit 451”, geniale e profetico romanzo di Ray Bradbury. In scena cinque giovani talentuosi attori, magistralmente diretti da Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa (anche autore dei testi), che catturano e convincono il pubblico per 90 minuti
Sul palco il pompiere Montag (Davide Fasano), la fatua e sciocca moglie Mildred (Flavia Comi), la consapevole Clarissa (Cristiana Tramparulo), il capo dei vigili del fuoco Beatty (Radu Murarasu), e il saggio Faber, depositario del sapere (Fabio Mascagni), calati nei ruoli dei famosi personaggi del romanzo, impongono una seria e triste riflessione sulla nostra società sempre più superficiale, e sulla brutta china che sta prendendo.

La scena allestita da Ettore Lombardi vede cinque sedie poste sul palco, ognuna per i cinque pompieri che stanno intorno a un fuoco e che si trovano a vivere quello che Bradbury aveva profetizzato nel 1952 per gli anni Venti del 2000. Ed ora che siamo arrivati al 2026 possiamo affermare che se lo scrittore di fantascienza aveva esagerato, lo ha fatto di poco.
L’autore, infatti, raccontava che sarebbe stato vietato leggere, e che i pompieri invece di spegnere gli incendi li avrebbero appiccati, prendendosela con i libri, che fanno pensare e quindi sono pericolosi. Alle loro spalle due video che sparano sentenze e trasmettono filmati di case e testi in fiamme.
Il fuoco era la cura: passività e alienazione, nulla interessa più
E se non si legge si vedono scadenti e brevi programmi, video che ti alienano e che mirano a renderti passivo di fronte a ciò che ti succede intorno. E di fronte a un’offerta culturale scadente che non ti impegna più di tanto, ti senti anche più leggero. Perché il fuoco rappresenta l’istupidimento distopico che cura l’umanità dal fardello del pensiero critico. Più attuale di così.
Perciò il Ministero della Cultura non esiste più, e neanche i libri di cui la maggior parte della popolazione, purtroppo, non ne sente neanche il bisogno, come non ci si strappa le vesti per la scomparsa degli spettacoli teatrali impegnati, o – aggiungiamo noi -, di storici teatri come il Valle e l’Eliseo. Al loro posto ci sono dei clown dal naso rosso e il sorriso triste, mentre tutto intorno brucia. Il mondo si tinge di arancione.
Colore che si ritrova simbolicamente nei fili dei microfoni che impugnano i cinque personaggi e nelle loro cravatte, quando, facendo un balzo nel 2051, si fanno intervistare per raccontare come la società sia arrivata a questo punto. E descrivono un mondo instupidito in cui l’analfabetismo funzionale impera. Per cui un semplice test in cui ti fanno delle domande del tipo “A che serve la Nato?” diviene un enigma insolubile.
Una società in cui si è chiamati a scegliere tra benessere economico e libertà e dove chi pensa con la propria testa diventa un emarginato. Perché si legge nel romanzo di Bradbury “[…] dobbiamo essere tutti uguali. Non è che uno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno viene fatto uguale”.
Una rilettura teatrale intelligente di Fahrenheit 451
Una rilettura teatrale intelligente che prende spunto da “Fahrenheit 451”, per sottoporci, constatata la sconvolgente attualità del romanzo a cui si ispira, altre riflessioni su ciò che ci aspetta da qui a trent’anni.
Un monito letterario che ci ricorda, se ancora ce ne fosse bisogno, che le società moderne possono scivolare nell’ignoranza e nell’abbrutimento per scelta e che sul palco ha il sapore di un’apocalisse, resa ancora più suggestiva da canzoni come “Play with the fire” (Gioca con il fuoco) di Sam Tinnesz.
Un pugno allo stomaco che ci stimola a ribellarci a uno stile di vita sempre più approssimativo e pericoloso. Perché – è bene ricordarlo – la censura nasce dal basso, quindi non solo dai regimi.
Nel romanzo di Bradbury, infatti, inizialmente i libri non sono stati vietati per imposizione del governo, ma perché la gente aveva smesso di leggerli. Per questo, la collettività ha iniziato a preferire contenuti brevi, elementari, che non mettessero in cattiva luce nessuno. Proprio come accade oggi, quando ci arrivano notizie scelte ad hoc, dagli schermi dei nostri smartphone.
Tuttavia, il finale del libro e dello spettacolo ci fanno intravedere uno spiraglio in mezzo al tunnel: gli uomini-libro decidono di imparare a memoria le opere letterarie per salvarle dall’oblio. Perché, alla fine, il miglior antidoto alla barbarie resta sempre la cultura.
Anna Merola
Foto: Masiar Pasquali
Teatro India
dal 25 febbraio al 1° marzo
Il fuoco era la cura
liberamente ispirato a “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury
Ideazione e regia Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa
Scrittura Daniele Villa
con Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murarasu e Cristiana Tramparulo
Abiti di scena Ettore Lombardi
Coreografie Giulio Santolini
Luci Marco Santambrogio
Oggetti di scena Eva Sgrò
Suoni Simone Arganini
Creazione Sotterraneo
Produzione Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord
Residenze artistiche Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), La Corte Ospitale
