Il teatro Altra Luce milanese conclude la sua stagione teatrale con uno spettacolo che omaggia un’atleta straordinaria: Nadia Comăneci. Claudia Bianchi presta corpo e voce alla ginnasta con intensità e leggerezza insieme in “Il 10 perfetto”
“Le storie hanno tre versioni: la mia, la tua e la verità”. La nostra è quella di una ginnasta che a 14 anni vince alle Olimpiadi con un punteggio impossibile persino per i computer.

La sua è quella di una bambina cresciuta nella fame e nella disciplina da soldato. La verità, nella forma che garantisce solo la finzione ovvero il racconto, è quella che prende forma ne ‘Il 10 perfetto’, in scena al teatro Alta Luce di Milano.
Per svelare la donna dietro alla ragazzina che sorprese tutti, in un giorno d’estate del 1976, a Montréal, quando alla fine della prova, alle parallele asimmetriche, il display non fu in grado di comporre la cifra del voto: Nadia Comăneci.
È lei la donna che, di fatto, tiene insieme l’adolescente, la ginnasta, l’abitudine alla fame, i bimbi degli orfanotrofi trasformati in agenti della Securitate, la polizia segreta, i tre ori delle Olimpiadi. A legare le due identità un coraggio che è “un atro modo di chiamare la disperazione”.
Il 10 perfetto: la ragazza dell’impossibile
La narrazione teatrale, però, prima che come atleta la descrive come donna in fuga, in una mappa di attraversamenti, di andate e ritorni.
La Romania e il sogno americano che si riconosce nel volto di Bart Conner, diventato poi suo marito. Ma prima, e forse soprattutto, l’Ungheria, l’Austria, e il viaggio freddo verso un’altra vita, nelle terre di nessuno dove rileggersi a posteriori e chiedersi come sarebbe andata se.
Cosa sarebbe stato di lei, e forse di quella patria che ne volle fare un simbolo contro la sua volontà, persino l’amante della figlia del dittatore Nicolae Ceaucescu – se a quattordici anni Nadia Comaneci non fosse diventata la ragazza dell’impossibile.
Il tempo dell’ostinazione
Nadia si spoglia di sé uno strato alla volta, mutando colore come il cubo che, in mezzo alla scena, scandisce il dipanarsi della sua storia.
Dentro cui c’è molto: l’amore e le cadute, la paura e le vittorie – tre ori in quella sola Olimpiade – ma soprattutto una voce che cerca di farsi di nuovo sentire, dopo che per decenni – lo scandiscono i telegiornali d’epoca – a farla esistere era la voce degli altri, tratteggiandola di volta in volta come serviva.
Federico Ricardo firma un testo con evidenti debiti alla scrittura pura, raffinato denso come la regia di Cecilia Vecchio che unisce linguaggi : la musica – firmata Gipo Gurrado – ma anche la danza, i video di Christian Zecca e persino la canzone dal vivo per sintetizzare il dolore.
Claudia Bianchi interpreta Comăneci con intensità e leggerezza insieme, muovendosi in un’architettura pensata da chi ha voluto dimostrare di saper maneggiare tutti gli strumenti, dove proprio l’accumulo sorprende.
Una corsa dentro una vita che – nella sua radicale umanità vale ancora come emblema, ma questa volta del suo contrario. Non solo di un tempo e di un mondo meno lontano di quanto vorremmo. Ma anche del tempo e dell’ostinazione che ci vuole per educarsi a perdonarsi, e a rallentare, per ricominciare a vivere.
Chiara Palumbo
Foto: Christian Zecca
Teatro Alta Luce | Milano
17 e 18 aprile
Il 10 perfetto – Storia di una ginnasta
Omaggio a Nadia Comăneci
di Federico Riccardo
Regia Cecilia Vecchio
con Claudia Bianchi
Musiche Cristian Donà e Gipo Gurrado
Movimento scenico Lara Viscuso
Voce Béla Kàrolyi Enzo Curcurò
Video Christian Zecca
Vincitore del Premio Milano Sportcity (Fondazione Milano Sportcity e MIOFF Fringe Festival 2025)
Menzione speciale di Casa Shakespeare | Verona al Mioff Fringe Festival 2025
