Dal 27 al 29 marzo scorsi, il teatro Trastevere di Roma ha proposto la versione integrale di ‘Gettoni’, un lavoro la cui riduzione è stata vincitrice del concorso interno del teatro stesso, “Germogli”. Lo spettacolo racconta una malinconica storia dedicata a un passato ormai superato
A luglio del 2010, l’ultima cabina telefonica di Roma, a Centocelle, sta per essere smantellata: quel parallelepipedo di metallo rappresenta però per Matteo l’elemento di unione con suo fratello Valerio, chiuso in carcere per un ignoto reato. Il giovane Matteo non si rassegna alla sparizione di quella cabina e inizia dunque una curiosa protesta.

‘Gettoni’ è una leggera storia di rimpianto, di nostalgia per un passato ormai estinto, ma racconta anche una malinconica storia di fratellanza che si sviluppa in un contesto sociale che quasi non esiste più.
Gettoni: si va poco a fondo nel tema
L’opera, firmata da Fabiana Dantinelli, è un monologo con il quale il protagonista, il simpatico Matteo (Riccardo Ferrauti), esprime una lunga serie di sentimenti, a volte contrastanti fra loro, orientati sempre verso il ricordo di storie concluse che nel suo caso sono rappresentate soprattutto da Valerio (Fabio Pallini), il fratello deceduto.
Con la regia di Alessandro De Feo, che è forse l’elemento più riuscito dell’intero spettacolo, ‘Gettoni’ si presenta come una commedia amara e delicata, chiusa in uno scontato dialetto romanesco, che però non arriva a esprimere tutto il suo potenziale.
Nel corso della brevissima rappresentazione infatti – non dura neppure tre quarti d’ora – il tema trattato non è mai veramente approfondito e tutte le informazioni relative agli unici personaggi dell’opera, gli stessi Matteo e la memoria di Valerio, così come le poche nozioni storiche che inquadrano la cronologia della trama, sono sempre accennate e inserite nel copione più come un semplice riferimento anziché come la vera sostanza del lavoro.
Un’opera riuscita a metà
La conseguenza è che la messa in scena sembra mancare di qualcosa o adagiarsi su un equilibrio sbilanciato nel quale il contenuto dell’opera soccombe a una cornice costruita su troppi luoghi comuni — la periferia, la microcriminalità, il carcere — spostando l’attenzione dello spettatore verso gli aspetti meno significativi.
‘Gettoni’ è riuscito a metà, realizzato certamente in buona fede, dotato di un’idea centrale interessante e privo di pietismi ingiustificati, ma è svalutato da una forma troppo approssimativa.
Gabriele Amoroso
Teatro Trastevere
dal 27 al 29 marzo
Gettoni
di Fabiana Dantinelli
Regia Alessandro De Feo
con Riccardo Ferrauti e Fabio Pallini
