La mostra ‘Dal cuore alle mani’ celebra il lavoro di Dolce&Gabbana. Dal 15 maggio al 13 agosto al Palazzo delle Esposizioni a Roma, oltre duecento creazioni degli stilisti, l’uno palermitano, l’altro milanese, ci conducono in un viaggio nell’alta moda che si ispira alla tradizione di regioni e città italiane, ai quadri di grandi pittori e all’opera. Non solo, qui il lavoro sartoriale, l’amore per i tessuti e il dettaglio non sono fini a se stessi, bensì un rimando all’opulenza e all’eleganza che contraddistingue il duo artistico che continua ad esplorare mondi per poi tradurli in abiti e accessori di gran stile
Superata la soglia della porta di entrata del Palazzo delle Esposizioni capitolino, dopo aver pagato il biglietto, si entra nella prima sala della mostra. Questa, fastosa e abbagliante, è allestita con una struttura esagonale a strati, quasi come una torta nuziale, sui quali sono disposti manichini di fogge maschili e femminili con indosso le incantevoli creazioni di D&G.

In cima campeggia un vestito con un reggiseno a lustrini e una gonna a campana sulla quale è dipinto il Colosseo che gira ininterrottamente su se stesso. Quest’ultimo è stato creato appunto per l’esposizione romana.
Così si apre il sipario su ‘Dal cuore alle mani’, uno spettacolo di eleganza, opulenza e sfavillanti colori. Alle pareti dei quadri raffigurano scene ispirate alle grandi opere d’arte – forse un po’ caricaturali – che vedono protagonisti sia Stefano Gabbana sia Domenico Dolce come attrici e modelle famose, quali Sofia Loren e Naomi Campbell, e altri personaggi noti del mondo dello spettacolo mondiale.
All’interno si respira un fasto che prende ispirazione dalle città e regioni nostrane – che compongono il puzzle della Penisola – come dalla tradizione popolare. Ricchezza, precisione, attenzione al dettaglio è ciò che si osserva. I molteplici materiali utilizzati per forgiare i vestiti, si legge dalle legende, vanno dal mikado al lino, dalla seta alla lana, dal tuxedo al pizzo, dalla rafia alla lana e così via.
Il lavoro meticoloso di sarte e ricamatrici si ammira avvicinandosi ai capi esposti: si entra dunque in un mondo fantastico dove aghi e filo prendono vita. Fili di organza dalle sfumature infinite delineano l’acqua dei canali di Venezia; il pizzo rimanda alla Puglia; mentre Napoli è resa grazie al richiamo dei Quartieri Spagnoli; un abito di fiori viola, invece, rappresenta la città di Firenze.
Qui si circola in tondo, perdendosi nel grande universo di idee realizzate con meticolosità, che contraddinstinguono lo stile inconfondibile di D&G.
Dal cuore alle mani: identità stilistica
Ogni indumento, di conseguenza, in ogni sala assume una propria identità: le quattordici stanze dunque rimandano ai visitatori la propria anima che colpisce lo sguardo del pubblico.

Varcata la soglia della seconda sala si entra in contatto con l’arte del vetro. Lurex, cristalli, resine, paillettes, plexiglass rendono tutto luminoso. Tangibile è l’ispirazione a Venezia e a Murano denominata città del vetro. Sembra di entrare in un vortice che splende in ogni sua forma. Il suono in sottofondo di vetri che si frantumano al suolo tuttavia stride all’orecchio.
La sezione de “Il Gattopardo” è un chiaro omaggio al film diretto da Luchino Visconti nel ’63. Una rivisitazione, piuttosto una reinterpretazione storica personale e originale, che fa da contraltare ai costumi pensati all’epoca da Piero Tosi. Il nero diviene quasi protagonista, mentre un vestito bianco con scollatura a barca, spalline accennate che cadono morbide sulle spalle, gonna ampia e con lungo strascico ha su di sé dipinti due gattopardi.
La combinazione di colori sgargianti, bianco e nero
La visita prosegue: i colori sfolgoranti tipici della Sicilia colpiscono la nostra attenzione, mentre di seguito il bianco la fa da padrona. Nel primo ambiente gli occhi vengono totalmente rapiti da carretti siciliani, accessori, quali borse rigide rettangolari che riproducono i tipici dolci siciliani e non solo, vestiti che richiamano la tradizione popolare.

Volgendo lo sguardo al soffitto ci si specchia noi stessi in un gioco che strizza l’occhio ai riflessi del mare e delle ceramiche tipiche della regione.
Si passa a una vista più armoniosa e calma, anche se così non è. In “Barocco bianco” si assiste a linee più potenti. Putti, volute, ali sono gli elementi che arricchiscono abiti e accessori. Lo stile proposto da D&G è un Barocco moderno reso ancora più attuale dal cady, dalle organze e dal poliuretano che compone le strutture dei vestiti.
Si ha la sensazione di entrare in una Chiesa di Siracusa a cui è dedicata la collezione. Dal bianco si passa al nero profondo, potente, abbinato all’oro. La devozione al cuore, che per i due stilisti è considerata sacra, acquista un valore molto forte. Il cuore, infatti, è simbolo di vita e di amore.
Si ha la sensazione di vivere un’atmosfera da film: sembra di assistere a una ricorrenza funebre del Sud, dove abiti e veli in pizzo riconducono a una visione dell’esistenza riflessiva e intima.
Milano: l’opera e i balletti
‘Dal cuore alle mani’ è un via vai di persone prese ad ammirare ogni manufatto. Tutte alle prese con i loro cellulari per fotografare e fare video. Portarsi dietro dei ricordi dell’esibizione da non dimenticare.

Lungo i corridori ci si imbatte nella sezione che ci fa entrare nel cuore del capoluogo lombardo. Solo l’abito dorato in macramè rende omaggio a La Madonnina, l’anima dei milanesi, di cui la gonna rimarca l’affascinante architettura della cupola Galleria Vittorio Emanuele II.
Ora è la volta di sedersi in platea, esattamente a La Scala. All'”L’Opera” si respira la lirica e il ballo in tutta la loro vitalità. I vestiti respirano: “La Traviata”, “La Turandot”, “Norma”, “Madama Butterlfy”, “Cavalleria Rusticana”, “L’Aida”, e così via, vengono tradotte in mise da sogno.
Una lunga sfilata che si immagina in movimento: i manichini prendono corpo come gli uomini e le donne che sul palco si muovono con eleganza e cantano armoniosamente. Anche qui jaquard, jersey, broccati, organza, tulle, pizzi compongono il puzzle creativo.
La sartoria e l’arte di ispirazione
Ma non finisce qui. La ricostruzione di una sartoria guida all’interno del lavoro sartoriale: fantastichiamo mani che cuciono, macchine da cucire all’opera, rumori, parole, trepidazione. Banconi, passamanerie, manichini in miniatura, aghi, fili, fettucce, bozzetti, nastri e bottoni sono l’insieme che si respira passeggiando in lungo e in largo per l’ampia sala allestista con scrupolosità.

‘Dal cuore alle mani’, dunque, non è solo di impatto visivo. Consiste anche nell’osservare foto delle sfilate come vedere la composizione dei corsetti, quell’architettura interna, il sostegno degli abiti, sia da uomo sia da donna.
Anche il cinema rientra nel percorso: il cortometraggio di Tornatore, “Devotion”, rende omaggio agli stilisti.
Da non tralasciare, avvicinandosi alla fine dell’esposizione, sono le stanze che parlano dell’arte pittorica, della classica, di quella bizantina e della tradizione sarda.
Quadri da indossare
Nelle ultime fasi del percorso museale si assiste all’arte del piccolo punto, al punto pittura, all’utilizzo del crêpe di lana, pelle, pelliccia, astrakan. Unione di più tessuti differenti, testimonianza di una convivenza pacifica e feconda.

Ci si immerge così nel grande mare dei vestiti che riproducono – secondo la personale visione di D&G – le opere d’arte. Gli stilisti hanno attinto da Caravaggio, Leonardo Da Vinci, Tiziano, Raffaello, Giorgione, Botticelli: i loro quadri sono riprodotti su materiali preziosi. Siamo di fronte a quadri da indossare, attoniti per la meraviglia che si vive e percepisce.
“Divinità in sogno” introduce invece alla geniale abilità degli stilisti: elementi classici e colori riportano indietro nel tempo, immergendo i nostri occhi nel passato romano e greco, mentre la sezione che parla di mosaici bizantini e cosmateschi, sicuramente riconoscibili, prende spunto dal Tempio della Concordia di Agrigento e da San Marco a Venezia.
Ritornando indietro si ripassa l’interno tragitto. Si chiude con l’arte sarda che ricorda l’arida terra, ancestrale, i mamuthones, la filigrana. Messa un po’ in disparte, quest’ultima saletta, sembra distaccata dalle precedenti.
Da cuore alle mani: la maison che reinventa
C’è inoltre da soffermarsi nel guardare orecchini, collane, occhiali e scarpe a dir poco fantasiose. Peccato che le teche dove sono esposti tutti gli oggetti non abbiano una descrizione per sapere con quali materiali siano stati realizzati.

‘Dal cuore alle mani’ è un inno alla storia della maison milanese tra memoria e sogno. Il filo diviene narrazione, ogni sala atto teatrale, ogni abito personaggio.
Ci si muove tra le scenografie, curate da Agence Galuchat, di luce e ombra, oro e nero, velluti e pizzi, attraversando secoli e stili come fossero stanze di un’unica casa: quella dell’immaginario di Dolce&Gabbana.
Uscendo, quindi, resta negli occhi lo sfarzo, soprattutto la consapevolezza che la moda – quando nasce dal cuore e passa per mani sapienti – diventa un linguaggio universale, che sa parlare di radici e futuro, tradizione e visione. E che dimostra di sapere attingere con acume da tutto ciò che ci circonda.
Annalisa Civitelli
Foto: Civitas Creativa
Dal cuore alle mani
Dolce&Gabbana
dal 14 maggio al 13 agosto
Palazzo delle Esposizioni – Roma
a cura di Florence Müller
Scenografie Agence Galuchat
Promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo
Patrocinio Roma Capitale
Prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo con IMG
