La regista Andrée Ruth Shammah e l’autore Roy Chen hanno ottenuto sold out al Teatro Franco Parenti di Milano con lo spettacolo ‘Chi come me’, che affronta il tema della salute mentale in un gruppo di adolescenti di Tel Aviv. Gli attori, non propriamente teenager ma ventenni, dimostrano un’espressività e un controllo del corpo incredibile per la giovane età
Sul palco del Parenti di Milano, cinque giovani attori, diretti sapientemente da Roy Chen, interpretano dei pazienti di un ospedale psichiatrico, dando vita a una rappresentazione che mette a nudo le sofferenze mentali dei giovani di oggi. Dentro una stanza che si sviluppa in verticale, con letti disposti su più piani, la loro convivenza creerà un legame molto intenso.

Sul palco, Samuele Poma è Barak, un ragazzo arrabbiato di 16 anni, Federico Di Giacomo interpreta Emanuel, quattordicenne asperger con fobia sociale, Chiara Ferrara veste i panni di Alma, un’affascinante bipolare di 17 anni, Amy Boda è Tamara/Tom, giovane transgender di 15 anni, infine, Alia Stegani impersona Ester, tredicenne schizofrenica.
Accanto a loro non mancano gli adulti: Silvia Giulia veste i panni di Dorit, la nuova dolcissima insegnante di teatro dei ragazzi, Paolo Briguglia, invece, si alterna sul palco con Fausto Cabra, esattamente nel ruolo del Dott. Baumann ovvero il direttore del reparto dall’atteggiamento paterno nei confronti dei ragazzi.
Pietro Micci e Sara Bertelà incarnano tutti i genitori dei giovani protagonisti, i quali appaiono più problematici dei malati, perché sono distrutti riguardo la sorte dei loro figli.
Chi come me: il teatro come cura
Il teatro risulta essere fondamentale per i giovani. Tale ambiente insegna loro a gestire e a esprimere le proprie emozioni, chi scrivendo una lettera alla propria malattia, chi recitando lo scritto di un compagno, chi rappresentando un animale, come la timida Ester che si trasformerà in un leone.
‘Chi come me’, dunque, si può considerare un inno alla recitazione: lo stesso Dott. Baumann ricorda che non è importante il punto di arrivo, come nel caso della realizzazione di uno spettacolo, ma il processo di crescita e guarigione dei pazienti.
La presenza di numerosi personaggi, inoltre, implica che la trama sia complessa e articolata: ogni soggetto ha la sua storia, che include figure che non calcano il palcoscenico, ma la platea immagina. Per gestire così tante presenze, sia sul palco sia fuori dallo stesso, il tutto è stato curato nel minimo dettaglio.
Andrée Ruth Shammah, oltre ad aver puntato su una narrazione dal ritmo cadenzato e preciso, ha ulteriormente sfruttato a fondo le abilità recitative degli interpreti, portando in scena le loro potenzialità. Anche la musica svolge un ruolo essenziale: uno dei protagonisti suona l’ukulele, canta e balla divinamente, mentre la sveglia del reparto è una canzone scelta a turno dai personaggi.
Un’ambientazione israelita che abbraccia gli astanti: un sold out meritato
Le poltroncine sono state disposte come la tribuna di uno stadio: l’azione si è svolta al suo centro, e tra le sedie e le assi del palcoscenico, gli elementi di scena, allestiti da Polina Adamov, hanno reso l’insieme suggestivo.
Tutto ciò crea una forte vicinanza tra attori e spettatori, anzi, i cinque ragazzi sembrano appunto parte del pubblico. Il contesto quindi coinvolge i presenti, i quali comprendono quanto la malattia mentale sia una realtà che riguarda l’intera collettività in cui, probabilmente, ci si può anche identificare.
La regista, Andrée Ruth Shammah, che si è anche occupata dell’adattamento e dei costumi dello spettacolo, è nata in una famiglia sefardita fuggita da Aleppo. Forse, per tale ragione, ha scelto di ambientare la propria opera in una città israeliana, sebbene nella drammaturgia non tocchi direttamente la tematica ebraica e la vicenda potrebbe essere messa in scena in qualunque paese del mondo.
Ne consegue che i nomi dei protagonisti sono ebrei e uno dei genitori è ortodosso, tuttavia non viene affrontata la guerra in corso o la politica di Israele. Roy Chen, dunque, nel suo copione, attraversa l’argomento distrattamente, accomunando Israele a qualsiasi nazione occidentale e facendoci conoscere gli ebrei più da vicino.
‘Chi come me’ ha commosso l’intera sala e si avvia al sold out fino al 1° marzo. Il Teatro Franco Parenti, , di cui la regista è anche la Direttrice artistica, può dirsi soddisfatto: lo spettacolo non si limita a raccontare la fragilità, la rende presenza viva tra gli spettatori.
Valeria Vite
Teatro Franco Parenti | Milano
dal 22 settembre al 26 ottobre 2025
dall’8 gennaio al 1 marzo 2026
Chi come me
Spettacolo inserito nel palinsesto di Milano4MentalHealth 2025
di Roy Chen
Adattamento, regia e costumi Andrée Ruth Shammah
con in o.a.
Sara Bertelà, Giovanni Crippa / Paolo Briguglia, Silvia Giulia Mendola e Pietro Micci
e con Amy Boda, Federico De Giacomo, Roberta Filannino / Chiara Ferrara, Daniele Santoro e Alia Stegani
in scena nel ruolo del dott. Bauman:
Giovanni Crippa, dal 13 al 30 Gennaio
Paolo Briguglia, dal 31 Gennaio all’1 Marzo
in scena nel ruolo di Alma:
Roberta Filannino – dal 13 Gennaio all’8 Febbraio
Chiara Ferrara – dal 10 Febbraio all’1 Marzo
Allestimento scenico Polina Adamov
Assistente alla regia Diletta Ferruzzi
Assistente allo spettacolo Beatrice Cazzaro
Consulenza vocale Francesca Della Monica
Direttore dell’allestimento Alberto Accalai
Luci Oscar Frosio
Musiche di Brahms, Debussy, Vivaldi, Saint-Saëns, Schubert … e Michele Tadini
Elettricista Domenico Ferrari
Fonico Marco Introini
Sarta Marta Merico
Scene costruite da Riccardo Scanarotti – laboratorio del Teatro Franco Parenti
Costumi realizzati da Simona Dondoni – sartoria del Teatro Franco Parenti
Gradinate costruite da Pietro Molinaro – Scena4 su progetto di Emanuele Salamanca
Produzione Teatro Franco Parenti
