Al teatro Brancaccio di Roma arriva Cantando sotto la pioggia, nuova versione italiana per la regia di Luciano Cannito, del celebre musical ispirato al film del 1952. Uno spettacolo che punta sull’energia della messinscena e sulla coralità e che trova proprio sui numeri d’insieme i suoi momenti migliori
Riproporre oggi un titolo come ‘Cantando sotto la pioggia’ significa confrontarsi con un modello iconico, radicato nell’immaginario collettivo. La regia di Luciano Cannito sceglie di restare nel solco della tradizione, privilegiando un tono leggero e brillante che mette al centro l’intrattenimento.

La storia, ambientata nella Hollywood degli anni Venti alle prese con il passaggio dal muto al sonoro, conserva intatto il suo potenziale narrativo, offrendo uno spunto interessante sul tema della voce e dell’identità artistica.
Cantando sotto la pioggia: il fascino del classico tra ritmo e coralità
Come spesso accade nel musical, i momenti più riusciti coincidono con i numeri d’ensemble. È qui che la rappresentazione trova la sua energia migliore: il palco si riempie, il ritmo si compatta e la varietà del talento riesce finalmente a emergere con chiarezza.
Le coreografie diventano il vero motore della scena, offrendo sequenze dinamiche e coinvolgenti che compensano le lentezze di altri passaggi più narrativi o recitati.
L’impianto visivo appare solido e coerente, capace di restituire l’ambientazione senza eccessi, con scene e costumi che accompagnano efficacemente lo sviluppo dello spettacolo.
Tuttavia, proprio nel momento in cui si sceglie di restare fedeli a un immaginario così definito, emerge una mancanza difficile da ignorare: quella di un fascino autentico, di quell’eleganza nei portamenti e nella presenza scenica che caratterizzava l’epoca raccontata.
È un’assenza sottile ma percepibile, che impedisce allo spettacolo di compiere quel salto qualitativo capace di renderlo davvero immersivo e memorabile.
Un cast equilibrato
Il cast si mantiene su un livello complessivamente buono, senza però raggiungere momenti di vera eccellenza. Le differenze emergono soprattutto nella gestione dei diversi registri richiesti dal musical: canto, recitazione e danza non sempre trovano un equilibrio uniforme, generando una certa discontinuità nella resa complessiva.
All’interno di questo quadro, alcune prove riescono comunque a distinguersi. Il personaggio di Lina Lamont, interpretato da Martina Stella, acquista progressivamente spessore grazie a un’ironia fuori dalle righe, capace di sorprendere e di evitare una resa – che visti i preamboli poteva temersi – puramente caricaturale.
Al contrario, la figura femminile che le si contrappone, Kathy Selden i cui panni veste Flora Canto, resta più indefinita, affidandosi principalmente alla solidità vocale senza sviluppare una presenza scenica altrettanto incisiva, finendo per apparire meno memorabile.
Anche sul versante maschile si alternano momenti riusciti e passaggi più trattenuti: l’energia cresce nei numeri coreografici, dove la performance si fa più sicura e coinvolgente, mentre nelle scene recitate si avverte una minore incisività.
A sostenere costantemente il ritmo interviene però una presenza, quella di Cosmo, interpretato da Vittorio Schiavone, capace di riaccendere l’attenzione del pubblico, soprattutto nei momenti comici, diventando un vero motore scenico e contribuendo a mantenere viva la dinamica dello spettacolo.
La macchina scenica a sostegno dello spettacolo
A supporto dell’intera struttura di ‘Cantando sotto la pioggia’ è soprattutto l’impianto scenografico ad opera di Italo Grassi, solido e ben articolato, capace di accompagnare con fluidità i numerosi e rapidi cambi di scena.
La costruzione visiva riesce a restituire con efficacia l’atmosfera dell’epoca, forse più di quanto non riesca sempre a fare l’energia attoriale, mantenendo comunque un’armonia che permette al musical di scorrere con coerenza e senza cedimenti.
Ilaria Ragni
Cantando sotto la pioggia
Teatro Brancaccio
dal 15 al 26 aprile 2026
Libretto di Betty Comden e Adolph Green
Canzoni di Nacho Herb Brown e Arthur Freed
traduzione, adattamento e regia di Luciano Cannito
con
Flora Canto Kathy Selden
Lorenzo Grilli Don Lockwood
Martina Stella Lina Lamont
Vittorio Schiavone Cosmo Brown
Maurizio Semeraro Rolfo Simpson
Sergio Mancinelli Roscoe Dexter
Costumi Silvia Califano
Coreografie Luciano Cannito
Direzione Musicale Ivan Lazzara
Disegno Luci Valerio Tiberi
Disegno Audio Franco Patimo
Scene Italo Grassi
Prodotto da Fabrizio di Fiore Entertainment & FdF GAT
